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MILAZZO: LA SCOMMESSA – ANDARE AL CIMITERO A MEZZANOTTE

pulizia-cimitero MILAZZO: LA SCOMMESSA - ANDARE AL CIMITERO A MEZZANOTTELe serate di inverno erano lunghe a passare anche se si andava a letto verso le ore 21. Tutti i ragazzi e le donne erano già in casa quando le campane delle chiese suonavano l’Ave Maria, i capi di famiglia ritornavano dal lavoro qualche ora dopo, alcuni dopo aver fatto un salto in qualche bettola per bere un bicchiere di vino e dimenticare ì problemi quotidiani. Verso le venti un po’ tutti erano nelle case, nelle strade buie e fangose passava raramente qualcuno. Anche le taverne chiudevano relativamente presto perché gli osti si attardavano in attesa che finissero di giocare a carte i pochi avventori ritardatari. Fra l’altro camminare di notte nell’inverno, senza un grave o giusto motivo, provocava dei sospetti.

Intorno al braciere sì narrava che una sera alcuni giovani mentre si trovavano e bere vino incominciarono a parlare di coraggio e poiché in quell’epoca si aveva grande paura degli “spiriti” ed uno di loro si vantava di non aver paura lo sfidarono ad andare al cimitero a mezzanotte. Appena i ragazzi che intorno al braciere ascoltavano il racconto sentivano parlare di cimitero sgranavano gli occhi e qualcuno, sebbene al calduccìo, aveva dei brividi di freddo dovuti però alla paura. Lo sfidato accettò lo scommessa e stabilirono la posta che diedero in consegna ad un terzo. Per avere la prova gli diedero l’incarico dì inchiodare su una delle tombe centrali un rudimentale cartello di legno sul quale scrissero qualcosa che firmarono.

L’indomanì, giorno fissato per la scommessa, vi fu un temporale e vi era più buio del solito. Il giovane scommettitore venne accompagnato poco prima della mezzanotte nei pressi del cancello del cimitero e mentre questi cominciava a scavalcarlo per entrare gli altri scapparono per evitare di rimanere in quei pressi allo scoccare della mezzanotte. Il chiarore dei lampi illuminò la strada al giovane, il quale quando arrivò nella tomba stabilita cominciò ad inchiodare, a colpi di martello, il cartello. Nel buio insieme al cartello inchiodò un lembo del lungo pastrano che portava per ripararsi dal freddo e dalla pioggia.

Nel momento di allontanarsi si sentì tirato per il pastrano. Gli fini di colpo la spavalderia. Urlò di spavento pensando che era lo spirito del morto che lo tirava, chiese aiuto e svenne.

Gli altri scommettitori erano ad attenderlo in casa di uno dì loro. Quando, dopo alcune ore, non lo videro tornare andarono a cercarlo a casa sua. Non trovandolo si misero in apprensione. C’era chi diceva che si era riparato dalla pioggia in qualche cappella funeraria gentilizia, c’era chi diceva che poteva essere caduto in qualche tomba vuota. Le congetture fatte furono molte.

Dopo molte discussioni e tentennamenti decisero di svegliare il custode del cimitero al quale raccontarono la scommessa. Muniti di lumi di carrettiere insieme al custode entrarono nel cimitero. Erano molto tesi ed elettrizzati anche se l’ora degli spiriti, la mezzanotte, era passato da oltre tre ore. Rinvennero il loro amico svenuto, accanto alla tomba, con un lembo del pastrano inchiodato insieme al cartello. Era bagnato fradicio. Lo presero e lo portarono subito all’ospedale ove gli diagnosticarono una broncopolmonite, dalla quale miracolosamente guarì dopo molto tempo.

I protagonisti della vicenda non fecero più scommesse nella loro vita ed anche in paese, per un po’ di tempo, nessuno disse più “scommettiamo?”

di Luigi CELEBRE, da RACCONTI INTORNO AL BRACIERE – Edizioni Lombardo

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