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“NATALE IN CASA CUPIELLO” INCANTA E DIVERTE A PACE DEL MELA!

UNO STRAORDINARIO ENRICO GUARNERI NON FA RIMPIANGERE LA COMMEDIA DEL GRANDE EDUARDO E ALLA FINE TUTTI LASCIANO SODDISFATTI L’AUDITORIUM DI PACE DEL MELA CHE REGALA UN’ALTRA SERATA EMOZIONANTE E FANTASTICA…

di Rita CHILLEMI

Enrico Guarneri (l’ho conosciuto sulle scene 17 anni fa in una performance del personaggio che lo ha reso famoso, Litterio, alla Perla dello Ionio di Acireale) ha una vis interpretativa che pochi attori possiedono, e una comicità che trasuda dalla sua pelle, dalla sua anima e dal suo siciliano.

Il suo umorismo si coniuga con il drammatico senso del vivere e riesce a provocare il riso senza far perdere il senso del reale, senza far dimenticare quanto piccolo sia l’uomo che vuole apparire diverso e quanto grande egli sia quando ama.

Il Natale in casa Cupiello portato sulla scena da Enrico Guarneri, non ci ha fatto certo rimpiangere la commedia del grande De Filippo, “un parto trigemino con un travaglio di 4 anni” come la definì il grande artista napoletano.

Antonello Capodici, il regista di questo capolavoro, presenta uno spaccato familiare che via via si manifesta nella sua precarietà e nella sua finzione, tutto intorno al capo famiglia che vive in un’aura di incomunicabilità e di solitudine, sentimenti ed emozioni che nella lingua siciliana con cui ci vengono trasmessi e nella mimica dei protagonisti si liberano della pesantezza, e ci lasciano riflettere sulle amarezze che la vita ci riserva.

Nel primo atto Luca Cupiello – E. Guarneri (si nta sta casa nun ci fussi statu iu, sarebbe andato tuttu suttasurpra), sembra essere il cardine attorno cui ruotano tutti i familiari: la moglie Concetta (Vitalba Andrea), donna operativa, ma permissiva con i figli, che vive in un certo disincanto tale da meritare gli improperi di Luca … (Cuncetta, tu hai perso il senso della poesia, sei nemica di te stessa e della casa); il figlio Tommasino (Vincenzo Volo), giovane fannullone che si diverte in facili guadagni; il cognato Pasqualino (M.R. Amato) fratello di Luca, avaro e opportunista, scapolo, vive a casa del fratello; Ninuccia (Nadia De Luca), la figlia (Ninuccia tu nun ni livasti mancu un pilu di to matri) che ha sposato senza amore un ricco commerciante, Nicolino, uomo geloso e poco intelligente.

Luca Cupiello, nonostante tutto, crede nella famiglia unita, e crede nelle tradizioni, come la sua mania per il Presepe che lui stesso costruisce, secondo tradizione napoletana, nell’imminenza del Natale. Il  Presepe, che il figlio e la moglie non apprezzano, diventa quasi una ragione di vita perché per lui rappresenta quella famiglia ideale che crede di aver costruito.

L’interpretazione magistrale, divina, di Guarneri che trascina con sé da sempre tutti gli altri protagonisti in quell’appassionante recitazione, non appare tale per lo spettatore perché è proprio la vita che egli presenta, talvolta ammantata di finzione, mentre dietro si cela il dramma.

Esilarante la scena del terzo atto che conclude in un intreccio parossistico di farsa e di dramma l’incredibile racconto.

Viene chiamato commedia questo singolare lavoro teatrale, che è un grande dramma vivo e attuale più che mai, per il conflitto eterno tra genitori e figli, per gli affetti familiari che sono il tessuto del dramma stesso, per il valore della famiglia che non sempre è come la sogniamo; e… commedia sì, per tutte le volte che, con gli occhi umidi di emozione abbiamo riso alle battute straordinarie, ma commedia perché l’amore vero trionfa sul male e sulla morte: Luca, ha perso quasi la conoscenza e prende le mani di Vittorio, credendolo Nicolino, e di Ninuccia e benedice il loro amore. E Tommasino, lo scapestrato, risponde al padre morente: “Ti piaci u presepe? Sì”…

Alla fine dello spettacolo mi sono recata da Enrico Guarneri, con qualche in serbo domanda, ma mi sono emozionata dinnanzi all’uomo che mi ha salutato e riconosciuto: non era più l’attore nei panni di Luca Cupiello, ma Enrico Guarneri con il suo spessore d’uomo, fresco e riposato come se fosse stato lui a vedere e ascoltare tre ore di recitazione.

A lui, a tutto il suo meraviglioso cast e a chi continua ad assicurarci la bella realtà del Teatro del Mela, va un grazie per averci fatto emozionare e ridere, assieme agli auguri di un felice Natale.

Rita CHILLEMI

 

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