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NIBALI SULL’ALPE D’HUEZ: NON ERA IL PANTANI DI OROPA…

pantaniCi sono pagine dorate dove l’immane fatica del ciclismo si mischia con la gloria, dove ogni singola pedalata trascina l’atleta di diritto nella storia. Marco Pantani ha avuto la fortuna di scriverne tante di queste pagine. Una di queste è la memorabile impresa di Oropa, sopra Biella, sede dell’arrivo della 15^ tappa del Giro d’Italia del 1999. Pantani è in maglia rosa, protetto dai fidati compagni della MERCATONE UNO. Ma a circa otto chilometri e mezzo dal traguardo, succede l’imprevedibile: è saltata la catena alla bici del capitano! Dopo poco più di mezzo minuto Marco può ripartire. Davanti sono passati tutti: ben quarantanove corridori, con la strada che inizia a salire. Marco Velo, Borgheresi, Zaina, Podenzana e Stefano Garzelli rallentano e lo aspettano e assieme al Pirata vanno all’arrembaggio, scalano una posizione dopo l’altra, non guardano in faccia nessuno, e nessuno riesce a tenere la loro ruota indiavolata. Uno dopo l’altro, anche gli uomini del Pirata crollano, dopo aver fatto fino in fondo il loro dovere. Marco Velo cede per ultimo, di schianto: mancano poco più di cinque chilometri, davanti una quindicina di corridori. Pantani è solo. Ma non si ferma. Ai -4, al comando ci sono Laurent Jalabert, Nicola Miceli e Ivan Gotti; il romagnolo supera Roberto Heras, Gilberto Simoni e Paolo Savoldelli a doppia velocità e si lancia all’inseguimento. Gotti e Miceli si vedono sorpassati da quella furia, impotenti, quasi ammirati da tale spettacolo. Una manciata di secondi più avanti, Jaja Jalabert. Lungo un muro di pietra, l’ultimo sorpasso, l’ultimo allungo. E mancano ancora tre chilometri al traguardo. Quei tremila metri verso il cielo sono un tuffo nella gloria, tra i flash impazziti dei fotografi e tifosi con le lacrime agli occhi. La sua pedalata non accenna a diminuire di intensità: continua a correre come se davanti ci fosse ancora qualcuno da riprendere. L’ultimo rettilineo, le mani basse per forzare come in una volata, il sudore che gronda dall’indimenticabile pelata, il tripudio generale: lì, davanti alla Chiesa Nuova, simbolo di fede religiosa, anche la fede nello sport ha un sussulto incredibile ed emozionante, tra sacro e profano. Non esulta nemmeno, convinto di non avercela fatta, convinto che qualcuno fosse riuscito a sfuggire alla sua rete; ma non è così. Marco Pantani vince la tappa di Oropa con 21” su Laurent Jalabert. Sull’Alpe d’Huez, a 13 km dal traguardo, nel 2015, Nibali ha una foratura. Non osiamo fare confronti fra quanto avvenuto 16 anni prima… 

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