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PROFESSIONISTI SI NASCE… E CON “BELLO DI PAPA'” NE ABBIAMO AVUTO LA PROVA

RISATE A NON FINIRE, SIN DA QUANDO SI ALZA IL SIPARIO… COMICITA’, SPETTACOLO, IRONIA E AMARA MORALE NEL LAVORO DI VINCENZO SALEMME PORTATO IN SCENA DA BIAGIO IZZO E DA VALENTI ATTORI PROFESSIONISTI ALL’AUDITORIUM DI PACE DEL MELA.

di Rita Chillemi

Bello di papà, una commedia esilarante che nasce con la paranoica mania di denaro e lusso del benestante Antonio Mecca (alias Biagio Izzo) dentista di professione che si è arricchito curando i denti “sani” dei pazienti e ordinando protesi e ponti a chi proprio non ne aveva bisogno, innamorato di una donna bellissima ucraina, Marina (ruolo interpretato magistralmente da Yuliya Mayarchuck), con cui convive da oltre dieci anni. Ma non lo sfiora il pensiero di sposarsi, nè tanto meno di avere un figlio, cosa che lei chiede con provocazione, apparendo in scena con un tutt’altro che castigatissimo costume. Il diniego di Antonio fa capire allo spettatore, divertito ma sorpreso per la scena di amore inattesa, che il dentista ama di più i suoi mobili che la ragazza di cui però è gelosissimo e ritiene un suo possesso. E il ritornare con frequenza a lucidare tavolo, sedie, pavimento e mobili fa ridere il pubblico, quasi immedesimato in certi comportamenti maniacali!

Marina non ci sta: vorrebbe il figlio, e il matrimonio. Il caso, architettato in verità, però lo fa scontrare con un figlio non suo, quasi come  opera di benefica solidarietà nei riguardi di un amico caduto in depressione: Emilio (Domenico Aria, bravissimo nel patetico ruolo di adulto depresso) ed è qui che si sviluppa la satira nei confronti degli adulti opportunisti e codardi e degli adolescenti che sentono l’istinto sessuale – il finto figlio sin dai 12 anni è attratto dal “panettone di mammà – rifiutando ogni forma di autorevolezza, si rifugiano per superare le crisi nella psichiatria. E sarà proprio lo psichiatra (Mario Porfito), il medico dei pazzi come lo intendono i personaggi che man mano si affacciano alla ribalta, e che dimostrano di conoscerlo appena sentono il suo nome, a gestire con maestria tutta la vicenda destinata a durare solo un mese, nel corso del quale Emilio dovrà essere seguito in una repentina crescita, dai sette ai diciotto anni, senza nulla pretendere in cambio, se non il vitto e l’alloggio nella casa del dentista incredulo e frastornato! 

La comicità è continua nei diversi momenti di crescita di Emilio il quale pretende sempre di più di avere ciò che vuole,  nel paradosso dello scontro tra il mondo dei giovani e degli adulti – divertente e simbolica la giovane assistente dello psichiatra (Luana Pantaleo) che per accelerare la crescita di Emilio gioca a fare la ragazzina estremista nella sua modernità; fulminei sono, durante la rappresentazione, i cenni che lasciano rivelare la finzione perpetrata nei confronti di Antonio. La satira e la comicità che ne derivano si estendono anche alla famiglia da cui Antonio proviene: il fratello (Arduino Speranza, immenso nella recitazione), dominato da una moglie volgare ma dura (un’eccezionale Rosa Miranda) e la madre (una splendida e matura Adele Pandolfi che appare in sala e raccoglie applausi), che vanta i suoi astuti concepimenti offrono allo spettatore un’immagine della donna sicuramente  scaltra, che sa come raggirare e imbavagliare il maschio. Si ride sì, e molto, perché Izzo  possiede una vis comica reale, coinvolgente e spedita. Si ride ma si riflette perché il testo di Salemme è profondo: i figli vanno accolti così come sono, educati con amore e con autorevolezza. Si riflette anche perché in diversi momenti si vivono echi pirandelliani, come la finzione nella finzione da cui Antonio rimane segnato, e la verità non è la verità: nulla è come appare.

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