Remigrazione? L’Italia è già ai vertici Ue per i rimpatri forzati
Di Sergio Chillè
(FOTO ANSA)
Secondo i dati diffusi da Eurostat relativi al primo trimestre del 2026, l’Italia risulta tra gli Stati membri con la più alta incidenza di rimpatri forzati verso Paesi terzi, seconda soltanto alla Danimarca. Il Governo Meloni dimostra che far rispettare le regole non è uno slogan, ma una politica concreta. C’è chi riempie il dibattito di slogan come la ‘remigrazione’ e chi, invece, ottiene risultati. I numeri dimostrano che il governo Meloni i rimpatri li fa davvero”. Lo dichiara il co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Pe ed eurodeputato di FdI Nicola Procaccini, commentando gli dati Eurostat in materia di migrazione.”Con il nuovo regolamento europeo, ispirato al modello italiano, le procedure saranno ancora più rapide ed efficaci, superando molti degli ostacoli che finora ne hanno limitato l’applicazione”, ha sottolineato l’esponente di FdI. “Colpisce poi che l’unico Paese con una percentuale migliore dell’Italia sia la Danimarca della socialdemocratica Mette Frederiksen. Segno che una parte della sinistra europea ha scelto il pragmatismo e il buon senso. La sinistra italiana invece continua a guardare a Pedro Sánchez. Se prendesse esempio da Copenaghen anziché da Madrid, eviterebbe di riproporre quelle politiche che hanno alimentato per anni l’immigrazione illegale di massa”, ha concluso Procaccini.
Nel dettaglio, il 76,9 per cento dei rimpatri effettuati dall’Italia è avvenuto in forma forzata, contro una media europea che vede ancora prevalere i rientri volontari. Nell’insieme dell’Unione, infatti, il 59,6 per cento dei rimpatri riguarda persone che lasciano volontariamente il territorio europeo, mentre il 40,4 per cento è costituito da rimpatri forzati. Il dato italiano evidenzia quindi una capacità di esecuzione significativamente superiore alla media comunitaria.
Solo la Danimarca registra una quota più elevata di rimpatri forzati, pari all’85,1 per cento. All’opposto, Paesi come Lituania, Lettonia e Slovenia si distinguono per percentuali molto alte di rimpatri volontari, rispettivamente al 94,6, 93,5 e 90,1 per cento.
Il risultato italiano si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento delle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare avviate dall’esecutivo di centrodestra guidato da Fratelli d’Italia. I numeri presentati negli ultimi mesi mostrano infatti un cambiamento significativo rispetto agli anni precedenti.
Nei primi cinque mesi del 2026 gli sbarchi sulle coste italiane risultano in diminuzione del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022 e di circa l’80 per cento rispetto ai livelli registrati nel 2023. Un dato che fotografa una riduzione consistente della pressione migratoria lungo la rotta del Mediterraneo centrale e che viene letto dalla maggioranza come il risultato di una strategia fondata sul contenimento delle partenze irregolari e sul rafforzamento della cooperazione internazionale.
Parallelamente cresce il numero dei rimpatri. Rispetto al 2022 il totale dei rimpatri risulta aumentato del 50 per cento, mentre il tasso di rimpatrio nei primi mesi del 2026 supera il 30 per cento. In termini pratici significa che una quota crescente di persone prive dei requisiti per restare sul territorio nazionale viene effettivamente ricondotta nei Paesi di origine, superando una delle principali criticità che per anni aveva caratterizzato il sistema europeo.
Anche il dato relativo all’assistenza ai rimpatri restituisce una fotografia interessante del quadro europeo. Eurostat segnala che nel primo trimestre del 2026 il 74,1 per cento dei rimpatri verso Paesi terzi nell’Unione è stato assistito, cioè accompagnato da forme di supporto materiale o logistico al rimpatriato, mentre il 25,9 per cento è avvenuto senza assistenza. Esistono tuttavia forti differenze nazionali: Germania, Spagna e Portogallo hanno registrato esclusivamente rimpatri assistiti, mentre Lituania, Lettonia e Slovenia mostrano le quote più elevate di rimpatri senza sostegno.
Nel caso italiano, il dato più rilevante resta quello legato all’effettività delle espulsioni e alla capacità amministrativa di trasformare i provvedimenti in risultati concreti. Un elemento che negli ultimi anni è diventato centrale anche nel dibattito europeo.
La linea italiana si è progressivamente intrecciata con il cambiamento di approccio maturato nelle istituzioni comunitarie grazie all’azione italiana in Europa, sempre più orientate al rafforzamento delle frontiere esterne, alla cooperazione con i Paesi di origine e transito e alla costruzione di un sistema di rimpatri più rapido ed efficace.
Accanto al controllo dei flussi, il governo ha posto l’accento anche sull’espansione dei canali legali di ingresso e sugli strumenti di cooperazione internazionale, come il Piano Mattei per l’Africa, con l’obiettivo dichiarato di intervenire sulle cause strutturali delle migrazioni.
Nel complesso, tra riduzione degli sbarchi, incremento dei rimpatri e posizione di vertice nei dati Eurostat sui rimpatri forzati, il 2026 rappresenta per il governo Meloni un passaggio significativo nel tentativo di ridefinire la politica migratoria italiana secondo criteri di maggiore controllo, legalità ed efficacia amministrativa. E stando ai numeri e ai dati, questo cambio di rotta sta dando i suoi frutti dopo decenni di immigrazionismo e business dell’accoglienza sulla pelle dei più svantaggiati.
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