SALVATO DA UN MOTOSCAFO: UN FATTO REALMENTE ACCADUTO AD UN NOSTRO LETTORE
Oggi ho ripensato ad un avvenimento che si è verificato nei primi anni 70.
Ero ancora un bambino, potevo avere 4 o 5 anni, e mi trovavo in spiaggia a Ponente, per la precisione sotto le Cupole. Con me c’era la mia famiglia: mio padre, mia madre, mio fratello e le mie due sorelle.
Come tutti i bambini del tempo, mi divertivo giocando a salire e scendere per riempire d’acqua il secchiello, quando ricordo che ad un tratto, sfuggendo al controllo dei miei genitori, mi sono messo su un canotto, senza tuttavia saper nuotare. Pensavo di continuare a giocare, ed ero completamente ignaro di cosa mi sarebbe successo.
Sfortuna volle che in quel momento si alzasse un vento forte che mi spinse verso il largo. Ricordo che mi misi a gridare per la paura, piangendo terrorizzato. Ero solo in mezzo al mare, mentre mio padre si era tuffato ma non mi aveva potuto raggiungere. C’era riuscita una delle mie sorelle, che mi urlava di non muovermi e non fare movimenti che potessero far capovolgere il canotto. Poi si fermò esausta, mentre la corrente mi portava lontano, e ricordo sulla riva mia madre che, disperata, cercava aiuto. Alla mia vista di bambino impaurito gli ombrelloni si allontanavano sempre più, e con essi la spiaggia; nessuno veniva in mio soccorso. A quei tempi a Milazzo pochissimi avevano un motoscafo.
Mentre continuavo a piangere, solo in mezzo al mare, ad un certo punto vedo un motoscafo dirigersi verso il Tono. Dalla sulla riva i bagnanti, allarmati, cercavano di attirare l’attenzione del guidatore sbracciandosi. Lo scafo, spegnendo i motori, si dirigeva verso di me; appena si era accostato al canotto, il guidatore con un largo sorriso chiese se volessi andare a Vulcano.
Smisi di piangere quando mi tirò a bordo, quindi mi riportò verso riva, dove nel frattempo, attorno ai miei genitori, si erano radunate tante persone che mi accolsero con un applauso e tanti sorrisi. Ma i maggiori ringraziamenti erano per lui, che mi aveva portato a riva sano e salvo. Ricordo che le persone lo ringraziavano pronunciando quel nome che ricordo ancora, nonostante siano passati oltre cinquant’anni: Cesare Ryolo.
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