ALBUM DEI RICORDI, CICCIO TRIMBOLI, INVENTORE DELLA PISCINA DI VENERE

Conobbi CICCIO TRIMBOLI quando, ancora giovanissimo, mi avvicinai alla Nino Romano e lui praticava il fondo, le gare sulla lunga distanza. Diplomatosi geometra, spuntò un giorno nella sede di via Umberto I con un disegno: voleva realizzare una pista di atletica leggera all’interno del “Grotta Polifemo” e presentò un progetto che per un po’ di tempo ci fece sognare. Come al solito non se ne fece nulla, il suo sogno e quello di decine di altri ragazzi non era realizzabile.
Eravamo ragazzi, ci frequentammo perché avevamo in comune l’amore per l’atletica leggera. Poi giunsero gli anni degli innamoramenti, ed un altro amore aveva preso il posto dell’atletica nel suo cuore: infatti lo ricordo attendere davanti alla scuola una ragazza che dai comuni vicini arrivava a Milazzo per studiare. Lui la accompagnava e percorreva con lei quelle centinaia di metri fino all’autobus, per salutarla e ripresentarsi il giorno dopo, all’uscita. Dopo qualche anno, quella ragazza sarebbe diventata sua moglie. Un sogno realizzato, come quelli di tanti altri che a quei tempi attendevano i fidanzatini che sarebbero diventati coniugi felici. Segno che i sentimenti erano sinceri, come tante cose in quegli anni.
Negli anni 70 si avvicinò alla politica, seguendo le orme dello zio al quale era legatissimo. Abbracciò la fede repubblicana, e nelle elezioni del 1980 fece il suo ingresso in consiglio comunale, a sostituire Luigi Celebre, che aveva optato per il seggio alla Provincia. Riconfermato nelle tornate successive, ebbe sempre la delega al turismo, che nel 1985, in occasione della giunta Cartesio IX, abbinò alla carica di Vice Sindaco; nel Cartesio X condivise la delega al turismo con quelle allo sport e spettacolo, pubblica istruzione e beni culturali; e nel 1992, fino allo scioglimento del Consiglio Comunale, con lo sport.
In quei periodi lavora incessantemente per la crescita turistica di Milazzo. Nemico acerrimo degli incivili, non esitava di fare lunghe passeggiate su e giù per gli angoli più belli ed incontaminati del promontorio, dal Borgo fino all’estrema penisola, per ammirare gli incomparabili scenari della città. E non era difficile notarlo mentre raccoglieva da terra qualche lattina o bottiglia vuota abbandonate o estirpare qualche pianta cresciuta spontaneamente ai bordi delle scalinate o dei marciapiedi. Un gesto che sperava potessero fare tanti altri cittadini, per curare nei dettagli ciò che doveva essere mostrato ai visitatori, sopperendo alle lacune di un servizio che lui stesso, per primo, non accettava e stigmatizzava sul suo profilo facebook. Per questa sua determinazione e la caparbietà con cui voleva portare avanti Milazzo, gli fu conferito il premio TERMINAL per il turismo, nel 2016: prima di lui, lo stesso premio era andato all’avvocato Micio Sibilla, vincitore alla memoria nel 2012, con la motivazione “Organizzatore e promotore di grandi eventi, che hanno mirato a promuovere l’immagine turistica della sua città e del comprensorio“.
Era una soddisfazione per un uomo giunto a settant’anni, quando pensava che tutti si erano ormai dimenticati di lui e del suo impegno mai venuto meno. Ed anni dopo lo abbiamo avuto vicino, nella chiesa di S. Rocco, contento che noi avessimo ridato respiro ad un angolo tra i più belli della città, pronunciando parole di elogio per un lavoro meritorio fatto giorno dopo giorno; e passava il suo tempo ad ammirare non tanto la chiesa, che pian piano veniva restituita alla sua originaria bellezza artistica eliminando il degrado che l’aveva aggredita dopo anni di incuria, ma il paesaggio che dal colle S. Rocco dominava il mare di ponente e quello di levante. Ci scambiavamo i pareri, e ci incoraggiava a fare sempre bene e meglio. Poi, d’improvviso, si allontanava, risalendo le scale e riprendendo la sua auto… Ma aveva sempre qualche rimbrotto da fare contro l’anonimo “INCIVILE” che aveva lasciato, per la piazzetta dell’Immacolata, il suo cane libero di fare la cacca. Ci univamo alle sue imprecazioni, ma non ci davamo per vinti. “Finché ci saranno incivili, questa città non avrà un futuro” ci diceva allontanandosi. E ci incoraggiava ad agire per il bene della sua, della nostra Milazzo. “Bravi – aggiungeva poi ammirando la chiesa per l’ennesima volta – fin quando ci sarà gente come voi, potremo sconfiggere gli incivili e sognare una città che creda nel turismo!“.
Poi, un giorno di febbraio del 2020, se n’è andato per sempre. Nella sua vita aveva scelto di promuovere Milazzo nel mondo. Oggi sappiamo che ci è riuscito: ha valorizzato il Capo, con le sue ripide discese verso le spiaggette, con le distese di ulivi, con i suoi magici tramonti, con le spettacolari immagini che mostravano le isole Eolie. Ed oggi il Capo è conosciuto nel mondo grazie ad un uomo che ebbe l’intuito di battezzare PISCINA DI VENERE quello specchio magico che si staglia verso le isole Eolie, angolo di paradiso che lo aveva sempre incantato…
Il sogno di Ciccio Trimboli è diventato realtà.
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