A TREDICI ANNI ACCOLTELLA L’INSEGNANTE. MA LE FAMIGLIE DOVE SONO?
Notizia di oggi. Un ragazzino delle medie. Un coltello. Una professoressa in terapia intensiva. Sulla maglietta c’era scritto “Vendetta”. Nello zaino una pistola scacciacani. Uno smartphone al collo per riprendere tutto in diretta. Tredici anni.
Il ragazzo è uscito di casa così perché evidentemente qualcosa, dentro quella casa, lo ha lasciato crescere in quel modo.
La scuola non è una clinica, non ci sono terapeuti. Non hanno il potere di riparare quello che le famiglie non vogliono o non sanno vedere.
È ovvio che un bambino non diventa violento a tredici anni da un giorno all’altro. Dietro ci sono anni di assenza, di disattenzione, di delega sistematica a chiunque altro, alla scuola, agli schermi, ai social, al vuoto.
La famiglia come presenza, come mondo adulto che guarda un figlio negli occhi e gli dice “questo non si fa, e ti spiego perché” è sempre più rara.
La dissoluzione silenziosa della famiglia come luogo di formazione morale procede.
La realtà è che nel mondo attuale in tanti dovrebbero astenersi dal procreare. In questa giungla artificiale o i figli si seguono seriamente o meglio farsi da parte.
WI
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