ACCOLTELLATO DALLA BABY GANG DAVANTI AL FIGLIO DI DIECI ANNI
Ogni volta che una cosiddetta “baby gang” accoltella, picchia, uccide, i genitori dicono la stessa cosa: “Mio figlio era nel posto sbagliato.” È la formula perfetta per non dire nulla.
Il problema non è il posto sbagliato. È che tuo figlio era nel branco. Il branco non è un’aggregazione innocua di ragazzi annoiati. È un meccanismo preciso di regressione. Lo sapeva Gustave Le Bon già nell’Ottocento, nella folla, l’individuo non somma la propria intelligenza a quella degli altri, la perde. La massa non è la media dei suoi componenti; è qualcosa di inferiore a ciascuno di essi. Il pensiero cede il passo all’istinto, la responsabilità si dissolve nell’anonimato, e ciò che nessuno farebbe da solo diventa possibile quando lo fanno tutti.
Canetti lo chiamò il meccanismo della “scarica”, nel branco ci si libera del peso di essere qualcuno. E questa liberazione, per un adolescente che non ha ancora costruito un’identità solida, è come una droga.
Il bisogno di appartenenza va educato. Il compito educativo è quello di costruire in un figlio un IO abbastanza definito da non aver bisogno di dissolversi per sentirsi qualcuno. Non è semplice ma va fatto.
Il gregge è la soluzione di chi non ha il coraggio di essere se stesso. Chi entra nel branco non è “cattivo” di per sé, è vuoto. Ed è proprio quel vuoto che i genitori devono perlomeno tentare di riempire prima.
“Posto sbagliato” è la resa di chi non vuole fare i conti con un fallimento educativo che ha radici ben più profonde di una serata storta.
WI
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