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ALBUM DEI RICORDI: GIULIO ERA MIO COMPAGNO DI CLASSE

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Giulio Maisano non si creava problemi se lo chiamavano con il proprio soprannome, Maccagnano, uno di quei soprannomi storici che a Milazzo permettevano di individuare o identificare le famiglie e intere generazioni! Siamo stati tutti e due alunni del professore Foti: nonostante avesse un paio di anni in più di me, me lo trovai compagno di classe a scuola elementare. Una volta era così: nessuna promozione obbligata, ma anni e anni di bocciature fino a quando il bambino, divenuto ragazzo, decideva che sarebbe stato più giusto andare a cercarsi un lavoro. Uno qualsiasi, come garzone di un bar, di una bottega, di un artigiano, per imparare il mestiere. In quegli anni i bambini, a dieci anni compiuti, venivano anche classificati fra i lavoratori. Ma questo lo seppi solo quando analizzai i dati dei Censimenti, e fino al 1961, prima della scuola dell’obbligo, era un bene per molte famiglie mandare i figli al lavoro per avere più risorse economiche su cui contare.

In classe, quando lui prendeva (una volta erano quelli i mezzi di correzione…) colpi di bacchetta nelle gambe scoperte perché portavamo i pantaloni corti, non si preoccupava più di tanto… Fingeva di piangere, di urlare, di provare dolore. Poi ci confidava che la sua era tutta finzione: quando vedeva che il severo maestro lo “puntava”, uscendo dalla cattedra, si “sputava” nelle mani e si inumidiva le cosce, in modo che la bacchetta potesse scivolare. Urlando, accentuava il dolore, fin quando il professore Foti, convinto di averlo bastonato abbastanza, la smetteva. E lui, facendo capolino fra le braccia che nascondevano la testa, abbozzava un sorriso, come per dire: “Non mi ha fatto nulla!”. Altri tempi…

Con Giulio ci eravamo ritrovati colleghi di lavoro, nella stessa ditta metalmeccanica. Nella stagione invernale non riuscivamo a vedere il sole di Milazzo: si partiva quando ancora doveva sorgere, per la Calabria, si tornava che era già tramontato. Un rituale durato due anni che sembravano interminabili, ma che ci hanno aiutati a crescere ed a capire quanto grande fosse l’amore per la famiglia che, a casa, attendeva il nostro ritorno dopo una giornata di duro lavoro! Nessuna fatica apparente, perché i sacrifici bisognava farli da giovani. Così la pensavamo allora, tutti, indistintamente! Passando ancora altri anni, ci siamo tenuti in contatto, perché ci legava quella comune appartenenza alla Sena, che nessuno dei ragazzi di allora riuscirà mai a rinnegare! Si discuteva di tutto, anche di cose banali…L’ultima volta che lo vidi mi sollecitò un incontro fra vecchi compagni di scuola: dopo cinquant’anni, disse, perché non riunirci per stare una serata assieme! Dovevo essere io, al solito, a recuperare tutti, a estendere gli inviti, a curare nei dettagli l’evento, proporre anche il locale, fissare la data, e pensare a tutto il resto… Passammo in rassegna l’elenco dei compagni di classe: in fin dei conti, non sarebbe stato difficile recuperarli… Sapevo anche che l’avremmo potuto fare in qualsiasi momento, quindi mi misi a ridere e lo liquidai con “Poi se ne parla…pensi sempre a mangiare!

Ma non era più lo stesso, Giulio: aveva qualche preoccupazione, per la sua salute. E siccome alla nostra età siamo tutti testardi, la salute la mettiamo sempre in secondo piano, per evitare di pensarci, e quando corriamo ai ripari, forse è troppo tardi! E’ anche vero che, come dicevano i nostri antenati, la nostra vita è un libro…

Giulio è andato via per sempre nel 2013. Era il 19 luglio 2013. Dopo anni ci pare di vederlo sempre lì, sotto quella tettoia dello Scotch Bar, seduto attorno ad un tavolo dove tutti parlano di calcio. Quando è partito per un mondo migliore del nostro, lo abbiamo salutato dedicandogli la prima pagina di TERMINAL SPORT. Poi lo abbiamo voluto ricordare, come vecchio compagno di scuola, d’infanzia, di giochi e di lavoro, in un numero di TERMINAL di Agosto. Anche sul libro DALLA SENA IN POI… mi sono ricordato di lui. E come potevo fare a dimenticarmi di Giulio e del suo affettuoso soprannome? Gli abbiamo raccomandato di abbracciare per noi tanti vecchi amici, sportivi e non. Lo avrà fatto? Conoscendolo, sappiamo che manteneva la sua parola. Ma ci viene un dubbio: lui quel giorno non ci ha dato la sua parola. E noi non pensavamo che sarebbe successo tutto in una volta. In quella camera d’ospedale aspettava qualcuno, che tardava ad arrivare, e quando lo ha visto entrare, con le poche forze che gli erano rimaste, ha mosso ritmicamente le braccia, come per dire “Dai, sbrigati… questa signora ha premura…”. E già, quella signora aveva deciso, e con lei non puoi scendere a patti: lei sa solo che in quel determinato giorno, a quell’ora, ha una missione da compiere, e deve ripartire, immediatamente… Vuoi vedere che Giulio l’aveva convinta ad aspettare? Lui parlava, parlava, parlava. Lo faceva spesso, con tutti: era fatto così. Parlava, sorrideva, si arrabbiava, e subito dopo si calmava. Si rammaricava se qualcosa non andava per il verso giusto, ma trovava sempre il modo per rassegnarsi. Sì, sono sicuro che si è messo a parlare anche con quella signora! Immagino cosa le avrà detto:

Senta, lo so che lei ha premura, ma io non ero ancora preparato. Nessuno si aspettava questa mia improvvisa partenza! Lei deve avere la pazienza di aspettare… Io so che devo seguirla, ma ci sono persone che devono venire a trovarmi. Loro non sanno che devo venire con lei… C’è una persona cara che ancora non mi ha salutato… mentre aspettiamo, le racconto qualcosa che la farà sorridere. Lei ha mai sorriso? Sapesse quanto è bello sorridere, parlando delle persone che ci amano. Lei ha voluto bene a qualcuno, vero? Non mi dica di no: lei finge di essere cattiva, ma io so che non è così. Se mi deve portare con lei, per farmi abbracciare i miei cari e i tanti amici partiti prima di me, non è poi così severa come sembra… A proposito, che mi dice di mio padre, di mia madre, dei miei fratelli? E di quei tanti amici che sono partiti prima di me??? Che fa? Sta sorridendo??? Stanno bene, vero? Ha visto che anche lei sa sorridere? Hanno bisogno di me… ho capito. Mi dica cosa stanno facendo. Don Nunzio è sempre lo stesso? E mia mamma? E Pippo? Che dice Pippo?

E ancora a parlare… fino a quando… fino a quando è arrivata l’ultima visita, la più importante.

Ci sarebbero altri amici che non sono ancora venuti a trovarmi… ma lei ha premura, ed è stata gentile con me. Dai, partiamo: se vogliono verranno a salutarmi dopo, in chiesa. Così impareranno a essere puntuali. Lo sa cosa penso? Che piangendo mi chiederanno di salutare i loro cari… Non potrò rispondere, ma loro sanno che non li deluderò, anche se non ho dato nessuna risposta… Signora, che fa? Sta piangendo? Non mi faccia perdere tempo lei, adesso: lo sa che mia madre e mio padre mi aspettano? Lo ha detto lei, prima… Ma quelli che rimarranno qui mi potranno vedere? Ogni giorno dice lei? Perché li ho sempre amati… e mi avranno sempre vicino? Lo sa che lei ha ragione, signora? Era così con mio padre e mia madre: li avevo sempre vicini…anzi, ora sono qui, accanto a me, e mi stanno abbracciando, forte forte… Sono contenti… anche io lo sono perchè sto di nuovo con loro…”.

Questo è Giulio. La sua vita aveva meno pagine rispetto ad altri libri, ma giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’ha vissuta con lealtà, con affetto verso i suoi amici, con amore verso la sua famiglia, con onestà nel lavoro, con passione, con serenità! Le pagine non sono state sfogliate distrattamente, come faceva a scuola quando era pronto a ripararsi dai colpi di bacchetta del nostro maestro, ma studiate in maniera perfetta, applicate con costanza, ripetute senza alcun tentennamento! Fino a quando è giunto all’ultima pagina: il saluto ai suoi cari, ai suoi amici, a tutti coloro che lo ricorderanno, come voleva lui, come Giulio Maccagnano!

E chissà se lassù, ritrovando il vecchio maestro, gli dirà:

Professore, a scuola non studiavo, e lei aveva ragione a bastonarmi… eravamo discoli allora, lo sa meglio di noi! Ma il libro della vita, quello non solo l’ho studiato, ma l’ho applicato meglio dei più bravi della classe!

Come suo fratello Pippo, Giulio ha lasciato la moglie e due figli. E un profondo rimpianto tra tutti quelli che lo conoscevano e gli volevano bene. E sono tantissimi…

Ciao, Giulio. Grazie per quello che ci hai raccontato… Sappiamo che stai bene. Forse per questo tutti noi abbiamo avuto la forza di rassegnarci alla partenza dei nostri cari!

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