ASSUNZIONI ALLA LEONARDO, MA IL MADE IN ITALY ERA INVIDIATO DA TUTTO IL MONDO
In Italia l’industria della difesa rappresenta una delle poche voci in attivo. Le commesse aumentano, i fatturati crescono, i posti di lavoro ci sono. I fatturati crescono esattamente nella misura in cui cresce il numero di guerre attive nel mondo.
Il rilancio occupazionale costruito sulla produzione bellica è diventato l’unico modello di sviluppo: le 470 assunzioni annunciate dalla LEONARDO sono una buona notizia per chi troverà lavoro e per un territorio che ha bisogno di ricerca, ingegneria e competenze di alto profilo. Il piano industriale guarda al 2030 con obiettivi ambiziosi. Negli ultimi anni la domanda globale di tecnologie per la difesa ha subito un’accelerazione netta, alimentata da un quadro internazionale sempre più instabile. Il conflitto in Ucraina ha riportato il tema della sicurezza militare al centro dell’agenda europea, ma non è l’unica variabile. Le tensioni in Medio Oriente contribuiscono a creare uno scenario di instabilità strutturale che coinvolge l’intera regione. È una dinamica quasi meccanica: quando cresce l’incertezza globale aumentano gli investimenti in difesa, e con essi accelera anche l’industria del settore.
A questo punto dobbiamo solo sperare che le guerre continuino a lungo, perché se cessano, TUTTI A CASA in disoccupazione.
Una volta il MADE IN ITALY era invidiato da tutto il mondo, tutti cercavano di copiare industria, artigianato, manifattura. Eravamo primi in tutto: adesso dobbiamo sperare ci sia la guerra per poter produrre qualcosa. E’ triste che una società affidi le proprie speranze economiche alla continuità dei conflitti altrui. Che scommette sul presente degli altri, sul loro dolore, sulla loro distruzione, come condizione della propria stabilità.
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