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BUON COMPLEANNO AD UNA COMPAGNA DI SCUOLA…

Era il 1968. Studente liceale, non certo modello, avevo da poco compiuto diciassette anni quando conobbi una ragazza che partecipava ad una gita scolastica ad Agrigento e Siracusa, organizzata dal Comitato Studentesco dell’Impallomeni di cui io ero uno dei componenti. Una delle poche gite rimaste memorabili negli annali del Liceo in quegli anni vissuti fra contestazione, politica, trasgressione e numerose giornate di sciopero. Un viaggio avventuroso fatto di sberleffi, scherzi, canzoni goliardiche e infarcite di doppi sensi, a squarciagola, imitazioni che catturavano l’attenzione dei più piccoli partecipanti, ma facevano storcere il muso a chi, vedi professori o genitori, legati alla tradizione e poco aperti a frasi che avrebbero fatto deliziare la censura, si erano sobbarcati l’onere di tenerci a bada! Ma la madre, aggregata a quella gita (una volta venivano anche i genitori, era un’usanza del tempo…) e consapevole della mia esuberanza e della condotta non certo esemplare (all’epoca ci definivamo bordellisti, parola che non era ancora entrata nel lessico quotidiano…), mi additò al marito quel 5 giugno 1968, data rimasta memorabile per l’assassinio di Bob Kennedy.  

Ripetere quel che accadde nell’incontro con il papà di quella ragazza oggi farebbe sorridere: l’auto, una Fiat 125, era parcheggiata all’angolo fra la via Cosenz e la Risorgimento, dove palazzi a sei elevazioni hanno preso il posto dei primitivi villini. Appena svoltai, a piedi, per attraversare la strada, mi accorsi che la quella signora mi indicava al marito, che voleva solo conoscere chi fosse il “caporione” della scuola, elemento sovversivo e organizzatore di … scioperi! Era, come altri d’altra parte, uno di quei genitori che aveva a cuore, giustamente, il futuro dei figli, mandati a Milazzo a studiare e non certo a tornare a casa per un inatteso motivo che poteva nascere senza preavviso in quei giorni caldi della contestazione giovanile… Una persona seria, perbene, corretta ma soprattutto un buon padre di famiglia. Un incontro brevissimo, nel corso del quale fu avanzata anche la minaccia di far cambiare scuola alla figlia: una scuola che era il fiore all’occhiello nella società milazzese non poteva essere danneggiata da un comportamento irresponsabile di un baldanzoso e scriteriato alunno! Lo rassicurai, con evidente aria di superiorità dovuta alla mia esuberanza ed alla certezza di essere sempre io a comandare. Ricordo quella frase, “Stia tranquillo!”, detta per sdrammatizzare il momento del confronto fra me, diciassettenne, ed uno dei “matusa” (aveva 42 anni il dottore, ma tanto bastava per ritenerlo superato), che evidentemente, colto alla sprovvista, risalì in auto convinto di avermi messo in riga! Non mi voltai verso la macchina, ma penso che la signora non rimase per niente tranquilla delle mie rassicurazioni: è risaputo che le donne sono molto più difficili da addomesticare o a convincere, rispetto agli uomini. Attraversai la strada e davanti all’ingresso del Liceo in tanti si erano gustati la scena. Domande dettate dalla curiosità di conoscere la discussione, ma il mio ruolo di leader indiscusso della contestazione prevalse anche nelle giustificazioni che fornii, facendomi scivolare addosso un ammonimento, per di più fatto alla fine dell’anno scolastico!

Nessuno sarebbe tornato sull’argomento, ma mi piacque riportarlo, condito di notizie e arricchito di particolari, sul libro NON AVEVAMO L’ETA, edizioni Lombardo, pubblicato cinquant’anni dopo.

Da allora sono passati la bellezza di 56 anni; ed ogni tanto vado a rivedere, come tante immagini, i momenti rimasti scolpiti nella mente di un diciassettenne che oggi di anni ne ha 73.

Incontrai ancora in futuro quella ragazza, i cui genitori si preoccupavano di un sobillatore che aveva interpretato il suo ruolo di sessantottino più e meglio di tanti altri, risucchiati nel vortice dell’anonimato o pronti ad abiurare il loro passato. E guarda caso, loro lo immaginavano. Ma oggi non ci sono più, assieme ai sogni di un ragazzo.

Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti, e non ci siamo persi di vista con colei che nel frattempo è diventata sposa, mamma e nonna. Addirittura, certi episodi li riviviamo emozionandoci e ridendo del passato.

Non stiamo parlando di me, vi rassicuro; e quella ragazza, che tutti conoscete, ha vissuto in un passato non troppo lontano il suo momento di celebrità a Milazzo, coinciso con la fine della Prima Repubblica. Dopo avere occupato gli scranni di Palazzo dell’Aquila, dopo essere stata per due volte Assessore (ai tempi non si usava la A) nelle amministrazioni Cartesio, è stata eletta, la prima volta a Milazzo (quindi – lo dico per chi la storia di questa città la ricorda solo “per sentito dire”) SINDACO nel corso di una convulsa elezione, il 27 aprile 1993, coincisa con le dimissioni in massa di chi voleva lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale. Decretarono con il loro comportamento la fine della Prima Repubblica, e molti non tornarono più in Consiglio Comunale: Ma intanto quella sera condizionarono il futuro del Consiglio e di essi stessi consiglieri, pensando forse che tutto sarebbe stato più facile, spaccando verticalmente la vecchia DC, il vecchio Partito Socialista, facendo sparire altri partitini che da lì a poco sarebbero stati preda di altri appetiti o si sarebbero frantumati riportando percentuali da prefissi telefonici.

Il 24 aprile quella ragazza compie gli anni: la chiamo sempre RAGAZZA per autoconvincermi che in fin dei conti un RAGAZZO sono rimasto anch’io, assieme a tutti quelli della mia, della nostra generazione.

Fino a questo momento non ho pronunziato il suo nome, ma sto parlando di LILLA FORMICA: di anni ne ha qualcuno in meno rispetto ai miei, e siccome non bisogna mai dire gli anni che festeggia una donna, mi limito a farle gli AUGURI, sperando di poter fare la solita telefonata che da anni ci accompagna. Sperando, ancora, che la voce che da tempo sembra avermi abbandonato, mi accompagni per farmi dire BUON COMPLEANNO… Io ci conto.   

 

 

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