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COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 3.3, a cura di Mariella Rappazzo

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 3 MARZO 2024 (Gv. 2,13-25)

Tenuto conto della vastità e della complessità dei temi presenti in questo brano, mi limiterò a sfiorarne soltanto uno. Il Tempio di Gerusalemme, originariamente, era stato costruito come luogo di preghiera. Col passare del tempo, a causa della distorsione dell’immagine di Dio presentata dagli Scribi, diventò un luogo di corruzione e inganno. Gesù, ovviamente, si ribella a questa situazione e afferma con forza che Dio non “abita” in un luogo costruito dall’uomo… bensì “dentro” l’uomo. Gesù arriva a identificare sé stesso con il Tempio, cioè il luogo sacro della residenza di Dio. Il Padre di Gesù (e nostro) è un Dio che chiede (propone e mai impone) ad ogni individuo, di essere accolto nella sua vita. Accogliere Dio (che si manifesta attraverso Gesù) nella propria vita, significa praticare un amore simile al suo. Quando l’individuo, il credente, orienta la propria esistenza al bene e alla giustizia, il Padre datore di vita, prende dimora e residenza presso quella persona. Pertanto Dio non è una realtà esterna all’uomo, lontano, inarrivabile, nei cieli… ma è una realtà d’amore interiore. Gesù, che è la manifestazione visibile del Dio invisibile, vuole entrare in ciascuno di noi. Vuole fondersi con la nostra personalità. Chiede solo di essere accolto. L’accoglienza di Gesù passa dal cuore ma, essendo noi adulti, non possiamo fermarci al semplice sentimento. Occorre sviluppare una fede-fiducia, adulta e fondata sulla ragionevolezza. Proviamo quindi ad immaginare una scala. Il 1° gradino è la conoscenza di Gesù e del suo messaggio. L’unico strumento che abbiamo, per fare questo, è capire il Vangelo. Il 2° gradino è l’accettazione dei suoi principi e dei suoi valori, cioè riconoscere che il Vangelo è Bella Notizia per sé. Il 3° gradino è la realizzazione di ciò che si conosce e si è accettato cioè mettere in pratica, nella nostra vita e nei limiti delle nostre capacità, il suo messaggio. Se abbiamo accolto il Signore dentro di noi, se abbiamo accolto il suo Spirito, diventiamo “Tempio” dello Spirito Santo cioè luogo da cui si irradia la forza dell’amore di Dio.

MARIELLA RAPPAZZO

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