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IL VANGELO DI DOMENICA 6 SETTEMBRE ed il suo commento

33vangelo-fratello-scaled-1-800x653-1 IL VANGELO DI DOMENICA 6 SETTEMBRE ed il suo commentoDal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 6 SETTEMBRE 2026 (Mt 18,15-20)

Se potessi parlare con Gesù, gli direi: – Vedi Carissimo, quello che dici è giusto ma è difficilmente praticabile. E sai perché? Perché chi ha sbagliato, non accetterà mai di dialogare con chi è stato offeso. Chi è stato ingiusto potrà mai ammettere il suo errore? Fare analisi del suo comportamento? Pentirsi? Chiedere scusa? Utopia! Ammettere la propria colpa significherebbe fare autocritica. Chi ha il potere, mai, ammetterà di aver sbagliato! Chi ha il potere non accetterà neppure il confronto e il dialogo fraterno perché teme che il giudizio altrui metta in discussione il proprio valore personale. Men che meno se deve difendere il suo prestigio sociale – . In effetti, tutti possiamo peccare… e un singolo atto errato non definisce la persona; una singola scorrettezza non definisce l’intera identità. Allora quando si sbaglia, occorre rimediare dieci, cento, mille volte di più. Se chi è in torto, non ha il coraggio di chiedere perdono, magari… chi ha subìto l’offesa, può fare il primo passo verso la rappacificazione; ma bisogna vedere caso per caso. Chi ha la coscienza sporca soffre, indubbiamente… ma quella sofferenza deve essere incanalata verso il superamento del proprio ego e la crescita personale, anziché chiudersi a riccio sulle proprie posizioni. La traduzione in italiano dice “ammoniscilo” però l’ammonizione nel vocabolario Treccani significa rimprovero. Chi rimprovera spesso si erge a giudice della pagliuzza altrui e non guarda la trave nel suo occhio (Mt.7,1-5), allora è più probabile che Gesù intendesse ammonizione nel senso di convincimento. Far capire all’altro dov’è lo sbaglio, far riflettere e convincere di ciò che è giusto o ingiusto. Certamente questo richiede ascolto e umiltà da entrambe le parti, due virtù molto fuori moda di questi tempi! Non si potrà mai ricomporre l’unità se da un lato c’è uno che si erge a giudice mentre l’altro si ostina a non voler ascoltare le ragioni opposte. Da questo, nascono le guerre! Quelle individuali e quelle internazionali. (In caso di violenze domestiche sulle donne, però, è bene che il “convincimento” lo facciano gli organi preposti dei Tribunali e delle galere). Ad ogni modo Gesù invita a non serbare rancore perché quello che non perdonate (legate) in terra, sarà non perdonato (legato) in cielo. Chi invece perdonerà (scioglierà) in terra sarà perdonato (sciolto) in cielo. In altre parole chi perdona rende operativo ed efficace il perdono di Dio perché il Signore agisce sempre attraverso qualcuno che si muove nell’amore. Perdonare non significa dimenticare… significa non ricambiare il male subìto in modo da diventare costruttori di pace. A volte, la prima persona che occorre perdonare è se stessi perché riconoscere le proprie fragilità e i limiti, può consentire di riconoscerle anche negli altri e abbozzare un perdono. Dopo di che dove due o tre sono riuniti nella pace e nella concordia, il Signore è in mezzo a loro.

MARIELLA RAPPAZZO

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