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MILAZZO: RICORDO DI PADRE GIORGIO, DELLA CHIESA DI SAN PAPINO.

PADRE-GIORGIO-CATANIA MILAZZO: RICORDO DI PADRE GIORGIO, DELLA CHIESA DI SAN PAPINO.SI E’ SPENTO PADRE GIORGIO CATANIA, AMATO A MILAZZO DA GENERAZIONI DI STUDENTI E DI PARROCCHIANI. ABBIAMO VOLUTO CONDIVIDERE CIO’ CHE HA SCRITTO DI LUI IL PROF. FILIPPO RUSSO, CHE LO AVEVA CONOSCIUTO FIN DA RAGAZZO.

PER SEMPRE “ALLEGRAMENTE!”

La notizia della scomparsa di Padre Giorgio Catania mi rattrista profondamente. A Lui sono stato molto legato in gioventù, negli anni in cui studiavo al Liceo Classico, frequentavo l’Azione Cattolica a San Papino, giocavo nella Virtus. Era un francescano “moderno” in un convento contrassegnato dall’austerità di Padre Antonio, che era sì molto colto ma anche piuttosto “freddo” con noi ragazzi, che invece apprezzavamo di più la bonomia di Padre Giambattista e la socievolezza, appunto, di Padre Gorgio, altrettanto navigato nel mare delle humanae litterae, insegnava Italiano e Storia all’Istituto commerciale, era anche il professore di mia sorella, ma ogni pomeriggio giocava a pallone nel campicello dei parrineddi.

Si sviluppò tra di noi un rapporto di reciproca stima e attenzione, segnato, per quanto mi riguarda, da pagine sempre vive nella memoria: fu Lui che diede l’estrema unzione a mio padre in una già primaverile ma dolorosissima mattina di febbraio; fu Lui che con la indimenticabile mini minor nocciola accompagnò me, mia mamma e mio fratello, all’Università di Messina in occasione della discussione della mia tesi di laurea e mi regalò, al termine, l’edizione completa de “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, accompagnata dal saggio di Giacomo De Benedetti, collezione che custodisco con molta cura; era a Lui che confidavo, in quella stagione per me non facile, le preoccupazione per il futuro e ricevevo sempre parole di incoraggiamento speranza. Ricordo, in particolare, un pomeriggio al Capo, nella piazzetta dove troneggiava il ritrovo Resta, la musica diffusa dal juke box, “Montagne verdi” cantata da Marcella Bella, note penetranti, forse il simbolo di una svolta radicale.
Partii per Pinerolo. Ci ritrovammo, nove anni dopo, colleghi all’Itis Majorana. Era sempre frizzante e propositivo. Un “cacciatore d’anime” e un “pescatore” di parole elette a valori illuminanti soprattutto per i più giovani. Insieme organizzammo, in chiesa, una cerimonia di commemorazione della povera Anna Cambria, con la presenza del sindaco Cartesio, del pretore Sidoti, del preside Granchelli; una cerimonia intinta di compassione per l’innocenza stroncata e di misericordia per il ragazzo ucciso, invischiato nel giro malavitoso.
Poi Padre Giorgio fu “trasferito”. Una spola tra Barcellona e Messina, prima di riapprodare nel convento di Milazzo, e questa volta come “guardiano”. Un legame, il Suo, fortissimo con la nostra città, vivificato dalla presenza nel gruppo direttivo del Movimento Cristiano Lavoratori “Giorgio La Pira”, in qualità di assistente spirituale. Si trattò di un sodalizio culturale di notevole spessore, come testimoniano le edizioni dell’omonimo Premio, a cavallo del nuovo millennio, coordinate dal compianto presidente rag. Stefano Merlino e con il prezioso contributo del prof. Giuseppe Fontanelli. Furono premiati in quegli anni autori di spiccata caratura, Carlo Sgorlon, Giuseppe Bonaviri, Enzo Biagi (alla memoria), Roberto Pazzi…), una esperienza bellissima e non opportunamente valorizzata, infausto destino di questo sventurato territorio.

Gli anni intanto si erano accumulati, le foglie si staccavano incessantemente dal ramo. Padre Giorgio era andato di nuovo via. Chiedevo ancora di Lui. “Si trova ricoverato nella casa riposo dei francescani, a Bagheria”, mi veniva detto. Non l’ho più rivisto, e me ne dolgo. Mi risuona dentro la Sua voce argentina: “Allegramente!”. Un sorriso s’accende anche in quest’ora opaca.

Grazie di tutto, caro Padre Giorgio, a nome dei tanti ragazzi, e non solo, milazzesi che Le hanno voluto bene! (f.r.)

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