OMICIDIO STRADALE, IL PARERE DI UN ESPERTO
INTERVISTATO DAL NOSTRO FRANCESCO D’AMICO IL COMANDANTE GANCI (POLIZIA URBANA DI MONREALE).
Presidente della Sezione Sicilia dell’Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia, in passato consulente di Luca Zingaretti sul set de “Il Commissario Montalbano” (vedi foto), il Comandante Castrense Ganci da anni conduce un progetto sulla sicurezza stradale per le scuole di tutta Italia, oltre a numerosi corsi sulla prevenzione e il contrasto di fenomeni sociali quali il bullismo e la dispersione scolastica. Lo abbiamo voluto contattare per avere un suo parere in merito alla legge che introduce nel nostro ordinamento i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali. La legge in questione prevede che chi si mette alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacentie cagiona la morte di qualcuno, rischia da 5 a 12 anni di reclusione, pena che diminuisce per chi è lucido e sobrio, ma la sua velocità di guida supera di due volte il limite consentito (da 4 fino a 8 anni). Per l’omicidio multiplo si può arrivare ad una triplicazione della pena, in ogni caso non superiore a 18 anni. Per quanto concerne le lesioni, chi è ubriaco o drogato e causa lesioni gravi può andare incontro ad una pena da 3 a 5 anni, che aumenta se le lesioni sono gravissime(da 4 a 7 anni). In presenza di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per uno dei due reati di cui sopra, si applica la sanzione accessoria della revoca della patente. La parola al Comandante Ganci:
“L’impianto normativo della nuova legge sull’omicidio stradale è sicuramente positivo in quanto introduce delle nuove fattispecie di reato e delle aggravanti che non esistevano nel nostro ordinamento. Vi è un inasprimento delle pene per lesioni alle persone e per i casi di omicidio che dovrebbe fungere da deterrente per tutti quei comportamenti alla guida pericolosi per la sicurezza della circolazione stradale (eccesso di velocità, guida contromano, guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, passaggio col semaforo rosso) e sono introdotte anche varie aggravanti: fuga del conducente, guida senza patente o con patente revocata, auto senza copertura assicurativa, che, sommate tra di loro, avranno sempre la prevalenza sulle circostanze attenuanti e questo è un aspetto importantissimo, in quanto in passato vari rei hanno avuto irrogate pene irrisorie proprio per la concessione delle attenuanti generiche. Un altro aspetto rilevantissimo è quello della revoca della patente per il conducente e il divieto di conseguirne una nuova che potrà arrivare fino a 30 anni nei casi di omicidio stradale con fuga del colpevole. Ora, però, oltre alle buone novità per la sicurezza stradale dobbiamo sottolineare anche le criticità che potrebbero sorgere nell’applicazione della novella normativa. In primis c’è da segnalare l’insufficiente coerenza del nostro legislatore che da un lato immette nell’ordinamento nuovi reati e dall’altro depenalizza la guida senza patente che, come abbiamo visto, costituisce una delle circostanze aggravanti che comportano un aumento di pena e questo costituisce sicuramente una contraddizione forte e che lancia un messaggio poco rassicurante e ambiguo al cittadino utente della strada. La seconda problematica che potrebbe poi sorgere è quella relativa all’applicazione pratica della legge da parte della magistratura inquirente e giudicante e del conflitto con altri istituti normativi introdotti recentemente dal Parlamento (riforma della custodia cautelare, sconti di pena aumentati, prevalenza della custodia domiciliare su quella in carcere, legge sulla tenuità del fatto) che sommata agli sconti di pena già previsti per i riti alternativi (patteggiamento, rito abbreviato, sospensione condizionale della pena) potrebbe praticamente quasi annullare gli effetti positivi introdotti dalle nuove norme. Ma siamo quindi sicuri che i condannati per i nuovi reati sconteranno la custodia cautelare o le condanne definitive in carcere o invece saranno mandati comodamente agli arresti domiciliari e non sconteranno per intero le pene che verranno loro inflitte? Per concludere, aggiungo che la legge, priva di una norma che imponga una seria educazione stradale fin dalle materne, è un’arma che aggredisce chi sbaglia, ma non educa chi non vede il pericolo ed i valori della vita. Ai posteri l’ardua sentenza!”.
Francesco D’Amico
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