PENSIONI, TRATTENERE OGGI PER DARTI DOMANI. SE SEI VIVO! E INTANTO IL TEMPO SI ALLUNGA…
C’è questa idea mai discussa, data per scontata, che lo stato debba trattenere una parte del tuo lavoro per restituirtela, forse, quando sarai vecchio, se sarai ancora vivo per riceverla. Chiamano questo sistema previdenza… e nessuno lo mette in discussione. Il ragionamento che sorregge la pensione è lo stesso che sorregge ogni paternalismo di stato, l’individuo non è capace di amministrare il proprio tempo, quindi qualcuno deve farlo per lui, in anticipo, senza chiedere il permesso. Lo stato ti impedisce di sperperare prima, ti impedisce anche, simmetricamente, di scegliere. La realtà è che il sistema pensionistico così come concepito funziona scommettendo sulla tua morte, o quantomeno sulla sua tempistica statisticamente favorevole. Ti si sottrae oggi ciò che potresti usare oggi, per restituirtelo domani, sapendo che una parte non trascurabile di chi versa non arriverà mai a incassare. Chiaro no? Questa non è previdenza, è una lotteria mascherata da dovere civico, dove lo stato è banco e insieme garante di sé stesso.
Perché non dare ciò che la gente produce, per intero, e lasciare che siano le persone a decidere come distribuirlo nel tempo della propria vita?
Si dirà che non tutti saprebbero gestirsi, che qualcuno finirebbe indigente per miopia o sfortuna. È l’obiezione classica, ma è un’obiezione che giustifica una rete di sicurezza residuale per chi cade, non un sistema che tratta la totalità dei cittadini come incapaci a priori. Una cosa è raccogliere chi è caduto, altra cosa è legare le gambe a tutti prima ancora che camminino.
Il fatto di occuparsi di chi resta indietro non è che può diventare un trattare ogni cittadino, in partenza, come un bambino che non sa contare i propri soldi.
Ma son discorsi vani, questioni già perimetrate dalla “democrazia” che non si pongono neppure. Qui al massimo si litiga se andare in pensione a 70 o 75 anni nei soliti squallidi teatrini politici in cui le masse si sentono protagoniste.
WI
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