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VINCENZO MESSINA, L’INOSSIDABILE

Torna alla ribalta il TEATRO 71 con una serie di iniziative per la nuova stagione

VINCENZO MESSINASe qualcuno pensa che io sia finito, solo perché passano gli anni e sono pieno di acciacchi, si sbaglia! Dite a chi legge il vostro giornale che io sono ancora qui, e sono sempre vivo! Fossi cacchi d’unu penza chi Vicenzu Missina murìu…”. Così esordisce Vincenzo Messina, anni 74 a dicembre, chiamato Barone. E’ un soprannome? “No, no! Barone! E’ l’araldica che lo dice! Vincenzo Messina, Barone ecc. ecc. Non ci cridi? Pa’ vista ell’occhi! Non staiu ’mbuffuniandu!”. L’unico modo per cominciare un’intervista è quello di combattere sul suo stesso campo, l’ironia. E siccome noi siamo maestri in quest’arte raffinata, ci intendiamo benissimo con il protagonista della prima pagina di oggi. “Vincenzo, ma se qualcuno dovesse, malauguratamente, mettere in dubbio la tua professionalità, o pensare che ormai… sei fuori dal giro, e ti chiedesse CHE FILM HAI FATTO?…” . 

Intanto questa persona poco informata deve sapere che io i film li ho fatti veramente. Sono stato comparsa ne “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, a Stromboli, e in “Viva l’Italia”, di Rossellini, girato a Milazzo. Il set era stato allestito a San Papino, al campo dei Parrineddi, ed io indossavo la divisa garibaldina, ero un giovane tenente e guidavo la carica dei “picciotti” contro i Borboni”.

“E prendesti possesso del Castello?” è la domanda che ci viene spontanea, per ricordare la sua direzione artistica ai tempi d’oro della politica milazzese.

“A finisci i iammàri tragedii? Chi vulìti sapìri?”.

Già, che vorremmo sapere, se riusciamo a fare i seri, una volta tanto? La storia di questo personaggio che non ha età, premiato con il Premio Terminal per il Teatro nel corso della prima edizione, assieme a tanti numeri uno della città…

“Sono stato per tanto tempo figurante nelle opere liriche, grande amico di Cavazzeni. Lì è nata la passione per il Teatro. Assieme ad un giovanissimo Filippo Russo, è stato costituito il Gruppo TEATRO 71, nel quale confluirono tanti giovani che iniziarono a recitare. In quegli anni a Milazzo c’erano le compagnie dell’Avv. Sodano e di Nino Magistri Napolitano, papà di Ferruccio: a quest’ultima aveva dato un apporto professionale Ciccetto Lampone, che operava nei migliori teatri d’Italia. Ma non dimentichiamoci di un caposcuola, Gianni Giuffrè. Il Teatro 71 è stato la mia grande passione, ma non la sola … Sarebbe riduttivo parlare solo del Teatro 71, una storia infinita, con alti e bassi, centinaia di iniziative, ricreative, culturali, sociali”.

“E il teatro è rimasto sempre dentro di te, non è vero? E chi pensa che il tuo tempo sia finito…”

“Il mio tempo non è mai finito. Sto preparando il ritorno con alcuni lavori, per palati raffinati ma anche per chi vuole ridere e divertirsi. Ormai non abbiamo più il monopolio, così come è stato per lunghi anni. Chiunque si sveglia la mattina e decide di far teatro, mette in piedi un gruppo di amici, stampa un copione, sale su un palcoscenico e recita. Ricordo che la recitazione è un’arte, non si può improvvisare! E chi improvvisa ha talento. Ma spesso si ricorre a lavori leggeri, solo per il gusto di far ridere e coprire i costi! Non posso dare torto a chi ha deciso di percorrere la strada della farsa, del lavoretto comico. Ma fare teatro è qualcosa di sublime, di professionale. Qualcosa che devi sentire dentro di te, che devi porgere al pubblico, che deve strappare non solo l’applauso o la risata, ma anche il consenso. Fin da quando entri in scena, devi sapere cosa ti aspetta. Un attore che affronta il pubblico, anche se ha anni ed anni di esperienza o di anzianità, deve pensare che quella è la sua prima volta, senza sottovalutare il ruolo o pensare di conquistare il pubblico in sala con la battuta dialettale, che fa ridere! No, caro amico, la recitazione è importante, e il giudizio del pubblico non sarà mai lo stesso, perché in sala gli spettatori cambiano sempre!”.

Insomma, barone, il tuo ritorno sarà una specie di … notte dei generali?

“Ho avuto la fortuna di conoscere i grandi dello spettacolo, grazie al mio ruolo all’interno del comune di Milazzo. Dal 1991 al 2005 sono stato Direttore del Teatro al Castello,  e Direttore Artistico della manifestazione. A Milazzo hanno recitato personaggi del calibro di Ugo Pagliai e Paola Gassmann, di Michele Placido e di Lando Buzzanca, di Arnoldo Foà. Non ho mai trascurato il teatro dialettale, perché sono consapevole del ruolo che svolge per avvicinare alla recitazione un numero maggiore di appassionati. Passare dalla recitazione dialettale a quella in lingua italiana non è facile. Il passaggio spesso tradisce le cadenze tipiche dalla nostra lingua, le inflessioni, le difficoltà a rappresentare stati d’animo che a volte, in dialetto, riesci a far capire meglio. Per il teatro dialettale ho fatto spesso ricorso alla mia amicizia con Tony Musumeci, scritturando a più riprese i vari Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Enrico Guarneri, attuale Litterio, scoperto da me in Taxi a due piazze. Ho cercato di accontentare i gusti di migliaia di spettatori: operetta, balletto (memorabile il contratto che riuscii a fare stipulare al grande Raffaele Paganini, all’epoca Zorba il greco, al teatro di Taormina, durante una pausa del suo spettacolo), James Brown e Lucio Dalla con l’ausilio della Regione Sicilia. E non dimentichiamo le serate prestigiose del Premio Regia Televisiva, al Paladiana, valorizzato in pieno anche in successive manifestazioni aperte alle scuole o agli stessi gruppi  o associazioni milazzesi”.

Il Teatro 71 è stato molto attivo in quegli anni. Ricordiamo le mostre fotografiche “Compagni di scuola”, il Premio Nino Magistri che ha portato la recitazione nelle scuole medie, il concerto per la Bosnia, il concorso “Lettera a babbo Natale”, la consegna dei premi TEATRO 71, i corsi di recitazione, la collaborazione con il compianto Numa, i concorsi per le scuole.

“Sono anni in cui mi sono stati riconosciuti numerosi premi… Nonostante tutto, ho cercato sempre di stare con i piedi per terra, perché fa parte del mio carattere. Anche se non sembra, ho preferito rimanere per anni dietro le quinte, durante le recite. In questi ultimi anni ho cercato, più volte, di riprendere. Abbiamo festeggiato i 40 anni del Gruppo Teatro 71, abbiamo consegnato i premi a cittadini milazzesi che hanno tenuto alto il nome di Milazzo, abbiamo riportato in scena LA VIOLENZA, di Pippo Fava, chiamando a recitare i vari rappresentanti delle compagnie teatrali di Milazzo, come se il nostro gruppo fosse una sorta di RESTO DEL MONDO! Stiamo ripartendo, anche se mancano i fondi, necessari per ogni iniziativa. E purtroppo proprio la mancanza di fondi ci ha costretto a stare in disparte… Ma non ho trascurato, nonostante altri motivi, ossia la salute, le mie naturali vocazioni: la pittura, il restauro, la ricerca per realizzare pubblicazioni sul patrimonio artistico custodito nelle chiese milazzesi. Sono dei lavori arricchiti con centinaia di fotografie, ed ogni pubblicazione mi costa un occhio. Non ci sono sponsor, molte volte ho pagato di tasca mia, altre volte con associazioni di amici che mi vengono incontro, perché amano l’arte e tutto ciò che di Milazzo deve essere valorizzato. Non mi pesa essere andato in pensione, anzi ho più tempo per dedicarmi a ricerche storiche, artistiche, culturali..”.

Vincenzo, pensi di fare politica?

“Sì, sì, mi volevo mettere in lista per fare il Consigliere Comunale… Ma poi avrei messo in difficoltà molti altri pretendenti… ”

Barone, sempre teatro fai? Possibile che non cambi mai?

“Ma sì, veru è… Ma tu mi ll’avissi datu ‘u votu, sì o no?”.

Meglio il teatro, Barone Messina, tu non sei nato per fare politica, ma per fare spettacoli… In politica la recitazione è … pessima!

Commenti

1 Commento

  1. Ho letto con grande interesse l’intervista al Barone Vincenzo Messina, mio amico e collega ( mi riferisco alla passione per il Teatro ) nonchè fratello di un mio grande amico d’infanzia Pippo. Mi è tornato vivo il grande ed immenso ricordo di Nino Magistri Napolitano , del quale io , sono stato teatralmente ,figlio, fu con Lui che ragazzino iniziai la mia carriera artistica teatrale, fu Lui ad inculcarmi l’amore per la recitazione e la gioia di calcare le scene. Il nostro primo spettacolo, con la Sua regia e la coreografia di Ciccetto Lampone, è stato “Così ce ne andremo” la storia di un uomo che non voleva morire. Da lì iniziò il mio cammino teatrale, con le parole ed i suggerimenti di Nino Magistri. Caro Vincenzo continua con lo stesso entusiasmo di sempre, l’arte, il teatro la recitazione , arricchiscono e per i giovani è qualcosa di essenziale. Gianfranco Trusiano

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