DIECI ANNI DOPO, RICORDIAMO IL MARESCIALLO NINO GATTO
Era di Barcellona, il Maresciallo Nino Gatto, ma amava profondamente questa città.
Già… Maresciallo GATTO: così chiamavamo questo fedele servitore dello Stato, che solo a nominarlo ci incuteva paura per la sua severità ma al contempo trasferiva in noi tanta sicurezza perché sapevamo che era un padre di famiglia. E’ scomparso dieci anni, lasciando un ricordo indelebile ma anche tanta commozione. E noi lo ricordiamo perché gli volevamo bene.
Ci siamo meravigliati quando l’abbiamo visto, la prima volta, indossare la divisa della gloriosa Benemerita: lo avevamo conosciuto, nei primi tempi del nostro ingresso nei vigili urbani, sempre in borghese, ed era notorio il suo attaccamento al dovere. Ha segnato la vita di questa città quando si susseguirono numerosi fatti di sangue che culminarono con poco meno di una decina di omicidi. Apparve inverosimile che una città come Milazzo potesse, tutto in una volta, assurgere al ruolo di capitale della delinquenza, del malaffare, di traffici più o meno loschi. E divenne per noi un riferimento poiché toccò a lui, con la sua squadra, scoprire cosa ci fosse dietro la catena di omicidi che nei primi anni 80, da diversi mesi, turbava le coscienze dei cittadini costretti a convivere con episodi cruenti che riempivano le pagine di cronaca nera dei giornali e delle reti televisive private. A lui spettava il compito di condurre le indagini e assicurare alla giustizia i colpevoli di delitti efferati. Ci riuscì, puntando sul suo istinto investigativo e sulla sua professionalità, restituendo serenità ad un ambiente che temeva infiltrazioni delinquenziali.
Nonostante tutti lo additassero come colui che aveva sconfitto la criminalità a Milazzo, non amava la popolarità, e preferì vivere quotidianamente il suo ruolo di servitore dello Stato per il trionfo della giustizia e della legalità, mantenendo i contatti con chi aveva capito che lui era l’amico al quale ci si poteva rivolgere, la persona umile ed onesta che dispensava consigli e ammoniva. Ed infatti chi lo aveva conosciuto, anche dopo il suo collocamento a riposo, ha continuato a frequentarlo, ad avere in dono la sua preziosa amicizia, a intavolare con lui lunghe discussioni sugli argomenti più disparati.
Da qualche tempo però non era più lo stesso: diede l’impressione, in chi lo frequentava, che ci fosse qualcosa che lo rendeva fragile. Probabili motivi di salute, si pensava. E ci si augurava che fossero passeggeri, e che lui, il Maresciallo Gatto, potesse tornare ad essere quello di un tempo; magari a dispetto degli anni che passavano, ma che non avevano intaccato la stima in quest’uomo e la sua generosità.
Se ne andò un giorno di settembre, poco prima dell’autunno, dieci anni fa: e ci siamo stupiti a rivedere il suo nome, la foto con quella divisa dell’Arma, quel sorriso sul volto in quel triste necrologio.
Il Maresciallo GATTO non era più con noi: non lo avremmo visto seduto, come amava fare, a quel tavolo del Bar Nettuno, nel porto. Senza sfogliare il suo giornale, senza scambiare parole con i tanti amici; senza rispondere al saluto, o lui stesso salutare per primo quella moltitudine di persone che conosceva e che lo conoscevano.
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