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I NOSTRI RISPARMI, LE LORO ARMI: ECCO IL NUOVO PATTO DI STABILITA’ CHE HA LEGALIZZATO IL TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE.

riarmo-per-la-guerra I NOSTRI RISPARMI, LE LORO ARMI: ECCO IL NUOVO PATTO DI STABILITA' CHE HA LEGALIZZATO IL TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE.di Cristoforo TRAMONTANA

Per oltre quarant’anni, la storia economica italiana è stata raccontata ai suoi cittadini attraverso una narrazione univoca e colpevolizzante, quella del debito pubblico come una colpa collettiva, una Spada di Damocle sospesa sulla testa di generazioni costrette a subire sacrifici definiti immancabilmente “inevitabili”. Eppure, analizzando la cronologia delle manovre lacrime e sangue che hanno segnato la nostra storia recente, emerge con chiarezza una ferita profonda nel patto sociale tra Stato e cittadini, una ferita che oggi si riapre davanti a una drammatica inversione delle priorità etiche e costituzionali.

Il percorso del rigore finanziario italiano è lastricato di veri e propri shock psicologici ed economici. Nel 1992, l’allora Governo Amato violò la sacralità del risparmio privato con il celebre prelievo forzoso notturno dello 0,6% dai conti correnti, introducendo contestualmente l’ISI (poi ICI), la prima e contestatissima imposta sulla prima casa, e bloccando i pensionamenti anticipati. Pochi anni dopo, nel 1997, il Governo Prodi impose l’Eurotassa per agganciare i parametri di Maastricht, drenando fino al 3,5% dei redditi dei contribuenti. Nel 2011, l’esperienza del Governo Monti replicò lo schema dell’emergenza, reintroducendo l’imposta sulla casa (IMU), aumento dell’IVA al 22% e una riforma delle pensioni che, elevando repentinamente l’età pensionabile, creò il dramma sociale degli “esodati”. Fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui assistiamo alla stretta finale sui bonus edilizi, a rimodulazioni fiscali e a tagli lineari che colpiscono i trasferimenti ai Comuni, riducendo di fatto i servizi locali e impoverendo ulteriormente la scuola e la sanità.

A fronte di questa “ossessiva passività” che ha progressivamente svuotato le tasche e ridotto i diritti degli italiani per rincorrere un debito che oggi supera i 3.200 miliardi di euro, lo scenario geopolitico attuale svela una clamorosa ipocrisia di fondo. Con il Nuovo Patto di Stabilità europeo, le regole di bilancio scoprono improvvisamente una flessibilità prima negata categoricamente e oggi spudoratamente ammissibile, “sforare i parametri o giustificare il deficit è possibile, a patto che quelle risorse siano destinate agli investimenti nel settore della difesa e degli armamenti”.

È in questo preciso snodo che la politica finanziaria cessa di essere una fredda questione di numeri e diventa una scelta morale, una scelta che appare come una predilezione per gli strumenti di morte a scapito delle tutele della vita.

La Costituzione Italiana parla chiaro. L’Articolo 32 definisce la salute come un fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, così come l’Articolo 34 garantisce l’apertura e l’accessibilità della scuola a tutti. Quando le risorse pubbliche vengono sistematicamente sottratte alla cura, alla prevenzione, al trattamento delle malattie e all’istruzione delle future generazioni, per essere invece dirottate verso l’industria bellica, si assiste al tradimento dei principi fondanti della Repubblica.

Incettare sul denaro pubblico, frutto dei sacrifici decennali dei lavoratori, per finanziare la produzione di armi, anziché rimodernare gli ospedali, ridurre le liste d’attesa e dare una speranza concreta a chi soffre, rappresenta un atto di grave irresponsabilità politica. Se la disponibilità economica e la flessibilità dei parametri europei esistono, la logica e l’etica costituzionale imporrebbero di partire dalle priorità assolute, il diritto allo studio e il diritto alla cura. Scegliere altrimenti o addirittura inculcare allarmismi su conflitti imminenti, viola il Diritto Internazionale e l’articolo 20 del Patto ONU sui diritti civili e politici.

Mantenere le popolazioni sotto scacco propagandando la guerra, significa abdicare al compito primario di uno Stato sociale, anteponendo le logiche della distruzione alla salvaguardia e alla dignità della vita umana.

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