MILAZZO, C’ERA UNA VOLTA … LA CONSERVA DEI POMODORI
LA CONSERVA DEI POMODORI
Una tradizione per Milazzo era la preparazione delle bottiglie; termine questo che tutti conoscevano, e che stava ad indicare la conserva dei pomodori, la salsa per l’inverno. Era una lavorazione che richiedeva la più ampia collaborazione da parte di chi, alla fine, avrebbe utilizzato il prodotto: i pomodori, definiti “per salsa” perché particolarmente succosi, venivano lavati, tagliati e triturati con apposite macchinette. La salsa così ottenuta veniva imbottigliata (il rituale delle bottiglie da raccogliere durava un intero anno: si utilizzavano i vuoti delle produzioni precedenti, o altre bottiglie vuote, spesso di birra, che non andavano distrutte, di differenti capacità; quindi si tenevano da parte, per la successiva scadenza). All’interno della bottiglia, anche un rametto di basilico, per dare una profumazione alla salsa. Quindi si tappavano, inizialmente con tappi di sughero, su cui si annodava lo spago, per mantenerle ben chiuse; successivamente furono utilizzati tappi di metallo, che avrebbero avuto il compito di accelerarne la chiusura, tramite apposite macchinette a pressione. I primi tappi erano quelli delle bibite, accuratamente raccolti, lavati e messi da parte. L’interno di questi tappi era di sughero, il cui spessore non superava il millimetro.
A questo proposito, ricordo che noi bambini facevamo la collezione dei tappi, mentre quelli che chiudevano le bibite San Pellegrino (aranciata, limonata o chinotto), il cui simbolo era una stella, venivano utilizzati per fissare, al nostro petto, la stella dello sceriffo. Era un modo semplicissimo, che molti della mia generazione ricordano: si staccava il sughero dall’interno, si appoggiava il tappo con la stella sulla maglietta, e lo si bloccava, dal lato interno della maglietta, con il sughero staccato precedentemente. L’effetto era straordinario, e noi che passavamo le giornate imitando i personaggi dei fumetti ci sentivamo protagonisti di cavalcate e di risse nei saloon, così come facevano i nostri beniamini dell’epoca: Burt Lancaster, Kirk Douglas, Alan Ladd, Gary Cooper, Henry Fonda, le cui imprese andavamo a vedere al Trifiletti, al Diana o all’arena delle Lucciole, prima ancora del cinema Liga.
Le bottiglie venivano successivamente messe in acqua, all’interno di un bidone, accuratamente avvolte in sacchi, una ad una, per proteggerle durante la bollitura. Questa avveniva sopra il fuoco, poiché il bidone era posizionato su un treppiedi in ferro. Non erano rari i casi di esplosione delle bottiglie, ma anche quello faceva parte degli imprevisti. Per fare questa operazione delle bottiglie si andava in campagna.
Nella Sena si procedeva all’operazione all’interno di quella che chiamavamo “casazza”: a distanza di oltre cinquant’anni, è ancora lì, sul lato nord della piazza, fra il palazzo a tre piani dove abitava il signor Santo Picciolo, e prima ancora c’era l’officina di don Tano Lombardo, e la casa di donna Carmela e don Ciccio Gitto.
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