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SUPER LEGA, un buco nell’acqua anziché nella rete…

di Attilio Andriolo

Tutti conoscete la mia fede juventina, rafforzata dalla mia collaborazione in qualità di medico dei ragazzi dei  Camp della Juve, per cui ci ho pensato un po’ prima di scrivere qualcosa che andasse in controcorrente con l’operato della società bianconera. Purtuttavia amo il calcio profondamente sino a farne motivo di sopravvivenza, non esagero, nei momenti più bui della mia vita e questo della pandemia lo è, eccome se lo è!

Ebbene, segniamoci tutti questa data: 18 Aprile 2021, una giornata storica! Il grande crac! Il più indicibile “golpe” tentato ai danni del movimento calcistico europeo, anzi mondiale, viene annunciato dal nostro presidente Andrea Agnelli con un comunicato stampa consegnato ai media alla mezzanotte di domenica con la firma di altri 11 presidenti dei più grandi club inglesi, spagnoli ed italiani. Out Uefa e Fifa, si aprono le danze ad un torneo “prestige” per soli top club, con la magnanima possibilità dell’invito ad altre cinque società per “meriti sportivi”. Prende corpo quindi la pazza idea di chi rivendica alla UEFA un gap diventato intollerabile: la Nfl americana fattura il doppio della Champions League con la metà dei tifosi! Ci penserà la JP Morgan bank a inondare di fresco denaro le società che parteciperanno all’EUROLEAGUE.

Da tifoso vorrei ricordarvi che non si può negare ad un’azienda privata di cercare sbocchi commerciali convenienti o mercati finanziari vantaggiosi ed in questo caso regalare anche un sogno, solleticare la fantasia del tifoso immaginando quelle partite, che solo la play station ti fa giocare.

E’ la logica economica, ragazzi!

Ma da medico, da uomo, da italiano ti chiedo, mio presidente, se proprio ora che sembra intravvedersi una luce in fondo al tunnel dopo mesi di pandemia, quando l’Italia comincia a prepararsi ad una lenta ripresa, non avremmo dovuto dare invece un’immagine di etica ed estetica, per rendere il mondo più bello e più giusto? E’ un invito a tutti, naturalmente, compreso il mondo del calcio che si deve assumere le sue responsabilità.

Ho sempre pensato che nel calcio i campioni diventano per forza di cose un modello d’ispirazione per gli altri, un punto di riferimento per i ragazzi soprattutto. Ma che modello sarà se nel momento in cui il vento e la burrasca sembrano placarsi, facciamo scendere dalla barca, che fino a ieri ci ha visto remare tutti insieme, i più deboli, i più fragili, i più poveri?

Già, i “i deboli” del calcio e di tutti gli sport. Quelli che sono stati allontanati dai campi di gioco da troppo tempo, che hanno visto accumulare la polvere sulle loro divise di gioco, che hanno fatto la ronda davanti ai cancelli del loro campetto sperando di non trovare più i lucchetti. Ora sembra che non servano più nel “mondo del calcio che conta”: non c’è posto per loro, scendete per favore, siete di troppo.

Forse qualcuno ha dimenticato che lo sport è un mondo dove si è sempre predicata la “solidarietà, l’inclusività, la fratellanza” per tutti e non solo per i più ricchi. Le fortune del calcio sono legate alle tante storie di “Davide e Golia”, che hanno colorato i nostri sogni di ragazzini la sera prima di ogni partita, il cui risultato sulla carta sembrava segnato e poi magari ti trovavi davanti ad un’impresa del più debole nei confronti del più forte. Solo nel calcio può capitare che una squadra come il Palermo, espressione di una Sicilia economicamente indietro dalle regioni del Nord, arrivi a giocarsi la Coppa Italia con il Bologna, che “tremare il mondo fa”, e perderla per un calcio di rigore all’ultimo minuto!

Cari Florentino Perez e Andrea Agnelli, la possibilità di partecipare ad una competizione non può dipendere dai soldi, dalla fama, dal palmares ma da quell’inesauribile voglia di accarezzare un sogno mettendocela tutta, soprattutto se madre natura o la storia passata sono stati avari. Lo sport insegna che non si parte sconfitti ma alla pari, e se sei più bravo puoi farcela, anche se nessuno ci crede.

In questi tempi di pandemia abbiamo imparato a essere uniti, a non combattere da soli. “Insieme ce la faremo” abbiamo letto sui muri o sui balconi delle case. Il calcio è lo sport in cui nella sua massima espressione, quella del gol, ci porta ad abbracciarci in campo, sugli spalti, nel salotto di casa. Ma per abbracciarci bisogna essere in tanti, da soli non si può. Ecco dalle notizie che a quest’ora raccolgo, avverto che siete rimasti da soli. Ecco adesso mi viene in mente una frase enigmatica di Pasolini: “l’inferno non sono gli altri, l’inferno è l’assenza degli altri”.

 

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