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MILAZZO COME GANZIRRI. MANCANO SOLO LE COZZE!

LAVORI NEL PORTOLAVORI CHE SI PROTRAGGONO DA TEMPO, E NON SAPPIAMO QUANDO FINIRANNO. TERMINAL CONTINUA LA SUA AZIONE DI DENUNCIA. MA LA CITTA’ ANCORA NON HA TOCCATO IL FONDO (DEL MARE…) 

Cosa pensa la gente di questi enormi vasconi che poco hanno da invidiare ai laghi alpini di diversa e più consona dislocazione geografica?
Onestamente non si sa come definirli se non come opere scaturite dai lavori di ampliamento del porto di Milazzo. Da oltre un anno a questa parte (forse più), abbiamo assistito a scavi; dragaggi; posa di palancole a mezzo di magli appositi; giuste lamentele degli abitanti del luogo per i rumori assordanti, superate col raggiungimento di accordi sugli orari di utilizzo della macchina batti-pali e, finalmente, all’inizio degli interramenti che avrebbero dovuto coronarsi col prosciugamento di quel tratto di mare, fino a raggiungere il livello di progetto: verosimilmente quello della Via Tindaro La Rosa.
Macché, niente di tutto questo.
Abbiamo assistito, invece, ma ormai anche questa fase è lontana nel tempo, alla stesura di enormi teloni bianchi con i quali sono stati letteralmente coperti i primi strati di interramento. Stante la dislocazione delle palancole (ovviamente secondo esigenze progettuali), questa operazione ha portato alla formazione di parecchie vasche che dopo la posa dei teloni, sono state allagate a mezzo di potenti idrovore, con acqua di mare. Risultato: “piscine” all’aperto, con acqua stagnante da mesi, in quello che all’apparenza sembra un cantiere fermo o con scarsa attività (oggi non c’era anima viva). E la salubrità di queste acque, è garantita? Qualcuno effettua prelievi continui per accertarsene e darne conto a chi di dovere? C’è da augurarselo…
Ricordiamo a noi stessi che, all’epoca, i laghi di Ganzirri, a Messina, furono dichiarati off limits proprio perche era venuto meno l’afflusso di acqua dal mare, a causa dell’insabbiamento dei canali attraverso i quali i laghi stessi ricevevano ricambio costante. Certo moscerini e zanzare o pappataci la faranno da padroni e chi abita da quelle parti sopporta o reclama nel totale silenzio? Verrebbe facile fare paragone con luoghi analoghi ove si pratica l’itticoltura, ma qui non siamo a Comacchio, sul delta del Po, e, comunque forse non mangeremmo le anguille.
Serve solo qualche spiegazione ampiamente diffusa per i non addetti ai lavori al fine di evitare che segnalazioni di questo tipo, se travisate possano trasformarsi in allarmismo. Una nota positiva, a stemperare preoccupazioni: effetto scenico superbo!

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