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SALVATORE MANNELLO CI LASCIAVA SEI ANNI FA…

ERA IL 13 APRILE 2013, E SOLO DOPO QUALCHE TEMPO GLI DEDICAMMO UN RICORDO su TERMINAL… Purtroppo quell’anno, ad aprile, si verificarono motivi di forza maggiore che ci impedirono di porgere un saluto a tanti amici che ci lasciarono, e ce ne scusammo sul giornale, che, come ricorderete, veniva distribuito in migliaia di copie. Salvatore MANNELLO era uno di loro, e aver saputo della sua dipartita ci addolorò tantissimo. In una città nella quale ci conosciamo tutti, e con tutti ci sono rapporti di cordialità e di amicizia, Salvatore Mannello era benvoluto e stimato per il suo impegno quotidiano con i giovani e per lo sport. Una foto lo ritrae, parecchi anni prima, nell’aula consiliare, assieme agli altri componenti della Libertas Nino Ferrara. Era un riconoscimento che il comune, in quegli anni, ed alla fine del campionato di calcio delle categorie inferiori, aveva voluto tributare ad una formazione minore, ricevendo nel Palazzo Municipale la squadra guidata da Mimmo Di Meo e da Lino Scampitelli. Assieme ai dirigenti, c’erano anche i giocatori e quello che oggi definiremmo STAFF TECNICO, con un maturo Salvatore Mannello che guidava quel manipolo di appassionati sportivi sui campi di calcio, ma anche di basket! Una persona valida, alla quale venivano affidati ragazzi non sempre disciplinati, poichè era normale in quegli anni scambiare la trasferta o il ritiro come un divertimento, e non venivano risparmiati scherzi o trasgressioni che spesso servivano a cementare amicizie che sarebbero durate in eterno.

Ricordo ancora come nacque e si saldò la mia amicizia con quel signore distinto, serio, garbato, che per motivi legati al mio lavoro si presentò un giorno nel mio ufficio. Lo conoscevo, così come ci conosciamo tutti, in questa città; non eravamo avari di saluti, quando ci incontravamo, per strada, ma non c’era ancora quella confidenza che si manifestò quando scoprimmo di aver frequentato la stessa scuola, il Liceo Classico G.B. Impallomeni. In tempi diversi, ovviamente, essendo lui di una ventina d’anni maggiore di me, ma la grande famiglia dell’istituto voluto fortemente da Padre Bonaventura non fa distinzioni fra giovani e meno giovani, e si sente legata, ancora oggi, da un filo invisibile che supera le barriere ideologiche o sociali e ci permette di entrare in sintonia, dando libero sfogo ai ricordi di quegli anni. Si torna indietro nel tempo di venti, quaranta o anche sessant’anni, narrando episodi o spulciando fra i ricordi di un tempo che si riaffaccia prepotentemente! Si scoprono affinità, lacune nelle stesse materie, eccellenze in altre, amicizie, battute, assenze per motivi banali, persino le interrogazioni andate male o i voti immeritati. Salvatore Mannello aveva molto da raccontare e da consegnare ai posteri, tramite me e Terminal: i compagni di classe, con i quali si incontrava periodicamente anche se gli anni passavano e riducevano quella pattuglia nata fra la fine degli anni Venti ed i primi anni Trenta. C’era Stefano Cartesio, medico ma anche sindaco di questa città; Maria Providenti, insegnante di matematica e fisica; Jole Siro Brigiano, docente di lettere; Franco Lampone, preside ma prima ancora atleta e calciatore; quindi Enzo Lombardo, olimpionico di atletica leggera, divenuto negli anni Generale della Guardia di Finanza ma passato alla storia per avere arrestato Luciano Liggio, la primula rossa di Corleone. Si avviavano narrazioni avvincenti ed appassionate, e Salvatore Mannello non ometteva un solo particolare descrivendo fatti e argomenti, vissuti sui banchi di scuola o nei campi di calcio o di basket.

Tornato dal mio terzo ricovero ospedaliero e dall’ultimo, per quel 2013, degli interventi chirurgici, seppi che quel distinto signore che aveva tanto da raccontarmi non sarebbe più venuto a trovarmi. Era andato via improvvisamente il 13 aprile, dieci giorni prima di compiere 84 anni. Ci rimasi male, e pensai alla moglie ed alla figlia, che lui amava tanto. Pensai anche alla gioia che forse ero riuscito a regalargli durante quegli incontri sporadici, nel corso dei quali aveva potuto rendermi partecipe delle sue storie di ex studente liceale e di sportivo. Pensai, ancora, che avevo perso un amico sincero, che avevo conosciuto forse troppo tardi, entrato in punta di piedi, discreto come era, e in punta di piedi era uscito, per non far rumore. Un uomo che, mi ha confidato la figlia giorni fa, sarebbe stato fiero di Ivan, il nipote di 24 anni, affezionato al Crocifisso di San Papino. Un uomo che oggi, a sei anni dalla sua scomparsa, rimane come una delle più belle testimonianze che sincerità ed amicizia vanno di pari passo e lasciano il segno in coloro che si nutrono e vivono degli stessi sentimenti.

 

 

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