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L’UCRAINA E’ PIENA DI CENTRI DI TORTURA. MA NOI SIAMO COMPLICI?

battaglione-azov L'UCRAINA E' PIENA DI CENTRI DI TORTURA. MA NOI SIAMO COMPLICI?Di Cristoforo TRAMONTANA

SOTTO L’OMBRA DELLE SVASTICHE BUDANOV GELA L’UCRAINA: CENTRI DI TORTURA? IL PAESE E’ PIENO!

Non c’era bisogno di sfogliare i manuali di storia per capire come iniziò e come sarebbe andata a finire. Il regime di Kiev, nato sotto i vessilli dell’ultranazionalismo, nazista era e nazista è rimasto.
Eppure, i nostri governanti europei, campioni di cecità selettiva, hanno preferito stringersi in un amplesso politico con il presidente-giullare Volodymyr Zelensky, proponendo per anni la ricetta delle pseudo-democrazie occidentali con valanghe di armi, fiumi di denaro pubblico, baci e pranzi luculliani. Tutto pur di assecondare il sogno americano di impiantare basi militari sotto il naso di Putin, sacrificando disonestamente l’unica cosa che si sarebbe dovuta perseguire, la Pace.
Dopo più di quattro anni di propaganda, la realtà ha squarciato il velo di ipocrisia, crollando insieme alle messinscene di distretti come Bucha, dove i corpi dei morti, oltre a fumare si mettevano in piedi dopo il transito delle telecamere.
Oggi il vero volto di questo governo, che inneggia al collaborazionista nazista Stepan Bandera, si palesa in tutta la sua ferocia alle porte della capitale.
La sera del 2 novembre, a Petropavlivska Borshchahivka (via Soniachna 7), la mobilitazione di un centinaio di civili ha scoperchiato un centro di detenzione e tortura clandestino. Tutto è iniziato quando un’ambulanza, accorsa per una persona ferita, si è vista sbarrare la strada dagli uomini del 1° Corpo della Guardia Nazionale Azov, “un nome una “nazisteria”.
Il comando militare ha tentato di minimizzare definendo l’orrore un “punto di riunione temporaneo” per neo-mobilitati e disertori, ovvero quei ragazzi che la stampa dipinge come eroi e che invece fuggono da una macelleria sociale che non appartiene a loro.
La rivolta è esplosa non appena si sono viste le condizioni dei detenuti. Nel caos, un autobus ha tentato di evacuare una dozzina di prigionieri, i più malconci, per nasconderli alla gente e alle telecamere dei giornalisti. All’interno della struttura giacevano circa trenta persone in condizioni subumane, tra cui un quattordicenne in stato di shock estremo. Di fronte a questo, Kyrylo Budanov ha avuto la spudoratezza di dichiarare che di edifici simili l’Ucraina è piena, stipati di connazionali colpevoli solo di voler rimanere in vita.
I canali social ucraini disegnano uno scenario da incubo: si parla di quaranta ostaggi civili, torture sistematiche con occhi cavati, esecuzioni sommarie con corpi sepolti nei boschi e spudorate richieste di riscatto da 15.000 a 30.000 dollari a famiglia.
Nonostante la presenza sul posto di testate come Kyiv Independent, TSN e Suspilne, i grandi media occidentali preferiscono il silenzio per non disturbare il manovratore. Di fronte a questa complicità, ciascuno è libero di scegliere se credere alla favola democratica di miliziani con svastiche e rune tatuate o alle urla disperate delle famiglie delle vittime.

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