MILAZZO, ALBUM DEI RICORDI: QUANDO PASSAVA L’OMINO DEI GELATI…
Una celebre canzone di Lucio Battisti comincia “Il carretto passava e quell’uomo gridava GELATI”. Il grido era sempre preceduti dal fischio, e per noi bambini significava che eravamo in estate, giunta con il sapore del gelato e un suono inconfondibile che arrivava con il suo triciclo carico di bontà .
Negli anni Cinquanta e Sessanta bastava poco per essere felici: non c’erano telefonini, videogiochi o mille divertimenti a disposizione. C’erano le strade del paese, le corse con gli amici, i giochi improvvisati e quella libertà semplice che ci faceva sentire padroni del mondo. E poi c’era lui, il gelataio, una figura quasi leggendaria, capace di interrompere ogni gioco e richiamare a sé tutti i bambini del vicinato.
Appena si sentiva il suo fischio, era una festa. Si correva a casa per chiedere qualche moneta, si pregava la mamma, si cercava di arrivare prima degli altri. Quel triciclo, difficile da guidare e appesantito dal suo prezioso carico, ai nostri occhi sembrava un carro magico. E quell’uomo, che pedalava sotto il sole della Sicilia, ci appariva come un eroe venuto a regalarci un momento di felicità . Il gelato era semplice, ma per noi aveva un sapore speciale, fatto di attesa, desiderio e spensieratezza. Lo gustavamo lentamente, cercando di farlo durare il più possibile, mentre il caldo lo scioglieva tra le dita e gli amici ci giravano intorno.
Erano anni in cui si possedeva poco, ma si sapeva gioire di quel poco con tutto il cuore. Non avevamo bisogno di grandi cose: una moneta, un gelato e la compagnia degli altri bambini bastavano a rendere indimenticabile un pomeriggio d’estate. In tutte le strade della città quel fischio annunciava la bella stagione; e quando il gelataio smetteva di passare, capivamo che l’estate stava finendo. Allora tornavano i giorni più corti, la scuola e le prime ombre dell’autunno.
Oggi quel triciclo non attraversa più le nostre strade come allora, e noi bambini siamo diventati adulti. Ma dentro di noi vive ancora quel ragazzino che correva incontro al gelataio, con gli occhi pieni di entusiasmo e una moneta stretta nel pugno. Il tempo può cambiare il paese, trasformare le strade e portarsi via tante persone, ma non riesce a cancellare la felicità che abbiamo provato da bambini. E se oggi, ripensando a quegli anni Cinquanta e Sessanta, ci sembra di sentire ancora quel fischio, è perché non stiamo ricordando soltanto un gelataio, ma alla nostra infanzia. A quel mondo semplice in cui, per essere felici, bastava un gelato e qualcuno che ce lo portasse pedalando sotto il sole.
a cura di Pippo Geraci
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